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La "dichiarazione congiunta" Francesco-Kirill:
È già lettera morta?

di Christopher A. Ferrara
17 febbraio 2016

Nel mio ultimo articolo sull'argomento ho notato alcuni elementi positivi nella dichiarazione congiunta firmata da Papa Francesco ed il Patriarca Russo Ortodosso Kirill, avvenuta durante il loro incontro in Cuba (un evento di cui ho peraltro già sottolineato l'assoluta incoerenza). In quella dichiarazione congiunta, come ho fatto notare, la forte condanna dell'aborto, la definizione del matrimonio in quanto unione esclusiva tra un uomo e una donna finalizzata alla procreazione, l'auspicio che l'Europa ritrovi la propria anima e le proprie radici cristiane e la denuncia contro le persecuzioni ai danni dei cristiani da parte degli stati laici "sembrano essere dovuti al coinvolgimento di Kirill [cioè del Cremlino] nella stesura del documento, piuttosto che a quello di Francesco".

Quella mia impressione iniziale è stata confermata da ciò che è accaduto subito dopo. Penso che non desti sorpresa il fatto che, a poche ore dalla firma di quel documento, Francesco - da politico cauto e navigato qual è - se ne sia allontanato immediatamente. Durante la conferenza stampa nel volo che lo portava in Messico, Francesco ha cominciato da subito a minimizzare la portata delle dichiarazioni antiliberali di quella dichiarazione congiunta: "Non è una Dichiarazione politica, non è una Dichiarazione sociologica, è una dichiarazione pastorale, anche quando si parla del secolarismo e di cose esplicite, della manipolazione biogenetica e di tutte queste cose. Ma è pastorale: di due vescovi che si sono incontrati con preoccupazione pastorale."

Sbarazzandosi virtualmente di quel documento, Francesco ha detto alla stampa: "Ma se c’è qualche dubbio, padre Lombardi potrà dire il vero significato della cosa." Della cosa? Detto in altri termini, i leader mondiali e i legislatori sociali non dovrebbero prestare alcuna attenzione alla "cosa" (il che è proprio ciò che è avvenuto, visto che i contenuti "politicamente scorretti" di quel documento sono stati ignorati un po' da tutti,  stampa in primis).

A dirla tutta, persino prima che venisse firmata, l'importanza di quella dichiarazione congiunta era stata minimizzata da uno dei portavoce del Papa, il gesuita Antonio Spadaro, autore della famigerata intervista di Francesco apparsa su La Civiltà Cattolica (quella dove Francesco denigra la presunta "ossessione" della chiesa su temi quali l'aborto, il "matrimonio omosessuale", la contraccezione e non meglio definiti "piccoli precetti"). Secondo Spadaro: "cosa sarà scritto in quella dichiarazione importa meno, tutto sommato. Importa però quell’incontro." Proprio così, e Francesco sembra pensarla allo stesso modo: l'importanza sta nell'evento piuttosto che nei contenuti di quella dichiarazione o in un fantomatica conclusione dello Scisma d'Oriente, cosa che al Papa evidentemente non interessa affatto malgrado sia al centro degli eventi di Fatima.

Quindi, come aveva già riportato Vatican Insider, pur di ottenere quell'incontro "Papa Francesco ha aderito alle proposte che arrivavano da Mosca riguardo al luogo e alla modalità dell'incontro, come pure ai contenuti della dichiarazione comune che sarà sottoscritta dai due." E in quel documento, si riscontrano "temi e accenti su cui si concentrano da tempo gli interventi pubblici e politici" - ma di certo non quelli su cui Francesco si è soffermato, nemmeno lontanamente, durante il suo pontificato.

Il blog Rorate Caeli si esprime in maniera molto diretta a questo proposito: "Papa Francesco aveva bisogno del Patriarca di Mosca per costringerlo a dire delle cose piuttosto ovvie". Tuttavia, dopo averle dette, sembra che Francesco non abbia alcuna intenzione di ripeterle, come abbiamo avuto modo di constatare durante il suo "tour della teologia della liberazione" in cui è attualmente impegnato in Messico. Papa Francesco ha infatti pregato sulla tomba di un vescovo ribelle e  marxista, Samuel Ruiz Garcia della diocesi di San Cristobal de Las Casas, già denunciato dalla Congregazione per i Vescovi, il quale si rifiutò di dimettersi su ordine del Nunzio Pontificio, dopo essere stato accusato di gravi violazioni dottrinali e aver sistematicamente corrotto la fede cattolica nei suoi diocesani.

In un articolo intitolato "Quanto vale la firma del Papa?", il sito cattolico italiano chiesaepostconcilio.com ha sottolineato subito i tentativi di Papa Francesco di prendere le distanze dalla dichiarazione che aveva appena firmato, concludendo che: "C’è però un ma e non da poco: il Papa l’ha firmata. Pure solennemente. E allora la domanda viene spontanea: quanto vale in questo caso la firma di Francesco?".

Già, quanto?