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Il giudice Antonino Scalia, riposi in pace

di Christopher A. Ferrara
16 febbraio 2016

Di Antonino Scalia, padre di 9 figli (di cui uno sacerdote), si diceva che ogni domenica non mancasse mai di portare tutti i suoi figli con sé per partecipare alla Messa tridentina nell'antica Chiesa di Santa Maria, a Washington. In quanto cattolico cresciuto negli anni '40, Scalia con tutta probabilità è stato investito dello Scapolare Marrone quando fece la sua Prima Comunione. Inoltre, in quanto studente del liceo Xavier di New York, un'accademia militare gesuita nella qualesi diplomò primo della sua classe nel 1953, Scalia ricevette sicuramente una sana e solida educazione cattolica. Probabilmente ha compiuto la devozione dei nove venerdì proprio all'interno della cappella della sua scuola.

Abbiamo quindi motivo di ritenere, con buona speranza, che questo gigante della giurisprudenza americana non venga privato della sua ricompensa eterna. Tuttavia, rimaniamo scioccati dalla sua improvvisa dipartita, avvenuta in una camera d'albergo mentre si trovava lontano dalla sua famiglia per per una battuta di caccia. Tutto ciò non può non ricordarci la caducità della vita ed il fatto che persino gli uomini più grandi, le cui decisioni sono in grado di influenzare il corso dellevicende umane, non hanno diritto ad un secondo in più di quanto Dio non abbia concesso loro. Una volta terminato quel tempo, la loro presenza su questo mondo - che poteva sembrare inestinguibile ed irrefrenabile - finisce all'improvviso e tutte per sempre.

La poltrona dietro alla scrivania della Corte Suprema, dove il giudice Scalia un tempo era solito prendere decisioni ponderate su questioni legali fondamentali, è adesso vuota mentre solo fino a pochi giorni fa era occupata da una delle persone più influenti al mondo. I funzionari della Corte Suprema che hanno avuto l'onore ed il privilegio di lavorare per lui sono rimasti senza una guida e le cause in cui il suo voto sarebbe stato decisivo sono state sospese in attesa del nuovo giudice che lo rimpiazzerà. Tutto ciò avverrà come se nulla fosse, come se Scalia non fosse mai vissuto a questo mondo. I defunti trapassano e a noi rimane il compito di andare avanti lungo questa valle di lacrime.

Ma anche per noi giungerà il momento in cui non scompariremo soltanto agli occhi e ai cuori dei nostri cari, ma anche dei nostri amici, dei nostri collaboratori e colleghi; scompariremo da luoghi in cui eravamo soliti andare per anni e anni."Poiché tutti i mortali sono come l'erba e ogni loro splendore è come fiore d'erba. L'erba inaridisce, i fiori cadono" (1 Pietro 24)

Possiamo solo pregare per la grazia di ricevere tempo sufficiente per poter contemplare la nostra fine imminente, piuttosto che dover lasciare questo mondo all'improvviso. Una tale grazia è stata concessa allo scrittore cattolico tradizionalista Mario Palmaro, morto per un cancro al fegato. La sua ultima intervista è una sobria lezione spirituale per tutti noi:

"Il dolore più grande che provo è l’idea di dover lasciare questo mondo che mi piace così tanto, che è così bello anche se così tragico; dover lasciare tanti amici, i parenti; ma soprattutto di dover lasciare mia moglie e i miei figli che sono ancora in tenera età.

Alle volte mi immagino la mia casa, il mio studio vuoto, e la vita che in essa continua anche se io non ci sono più. È una scena che fa male, ma estremamente realistica: mi fa capire che sono, e sono stato, un servo inutile, e che tutti i libri che ho scritto, le conferenze, gli articoli, non sono che paglia. Ma spero nella misericordia del Signore, e nel fatto che altri raccoglieranno parte delle mie aspirazioni e delle mie battaglie, per continuare l’antico duello.”

Come >ammesso dallo stesso Giovanni Paolo II, dopo il Concilio Vaticano Secondo vi è stata una perdita nello "stile pastorale", che era "profondamente personale" poiché comprendeva prediche che ricordavano ad ogni fedele che "alla fine, sarete voi a presentarvi dinanzi a Dio con tutto ciò che avrete fatto nella vostra vita. Davanti al giudizio di Dio, sarete ritenuti responsabili di tutte le vostre azioni e sarete giudicati non solo per queste ultime, ma anche per le vostre parole ed i vostri pensieri, persino i più reconditi".

Queste prediche, ammette ulteriormente Giovanni Paolo II, "Scuotevano la sua coscienza, lo gettavano in ginocchio, lo conducevano alla grata del confessionale, avevano una loro profonda azione salvifica". Ma sin dal Concilio, come Papa Woytjla ècostretto ad ammettere: "la gente è diventata insensibile alle Ultime cose", ed i "predicatori, i catechisti, gli insegnanti… non hanno più il coraggio di insegnare la minaccia dell'inferno." Tale è la crisi nella Chiesa di oggi che ormai il "perdono" ha rimpiazzato la "penitenza", la misericordia ha eclissato la giustizia, e si parla sempre più spesso di un Gesù che - contrariamente al Credo - "non giudica mai" ma ama soltanto tutti i peccatori "così come sono".

Facciamo sì, quindi, che l'improvvisa scomparsa di un grande uomo come Antonino Scalia ci ricordi ciò che la Madonna aveva detto nella sua quarta Apparizione: "molte anime vanno all'inferno perché non v'è nessuno che preghi o compia sacrifici per loro". Ogni cattolico degno di questo nome dovrebbe pregare per il riposo dell'anima di Antonino Scalia. Non lasciamo che il disorientamento diabolico di questa epoca offuschi le nostre menti e obnubili la realtà dei Novissimi: Morte, giudizio, Paradiso ed inferno che sono al cuore stesso del Messaggio di Fatima, e della Fede Cattolica in generale, ma che sono stati così vergognosamente trascurati dall'elemento umano della Chiesa durante la peggiore crisi della sua storia.