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Una misericordia alquanto curiosa

di Christopher A. Ferrara
29 gennaio 2016

Anche volendo astenermi dal commentare in continuazione ciò che dice o combina Papa Francesco, francamente ciò mi risulta impossibile secondo una prospettiva che si basi sul Messaggio di Fatima. Anzi, è proprio alla luce di questo Messaggio se siamo in grado di comprendere come proprio Papa Francesco sia l'individuo più importante di questa "umanità decaduta". Nelle sue mani, infatti, risiederebbe il potere di rinnovare davvero la faccia della terra. Sto parlando ovviamente della consacrazione collegiale della Russia, ma anche della governance della chiesa - cosa che abbiamo già visto in grandi papi del passato, come San Gregorio Magno. Purtroppo, lo stesso ufficio ha il potere di infliggere danni terribili alla Chiesa e quindi all'umanità in generale.

Questo mi porta a parlarvi di un'altra 'malefatta' di Papa Francesco, e cioè la pubblicazione del suo nuovo libro, intitolato Il nome di Dio è misericordia. No, non è così! La Chiesa non ha mai dato a Dio quel nome. Anzi, al contrario, San Giovanni ci dice che "Dio è amore" (1 Gv 4:8)", e per citare Giovanni Paolo II, al riguardo: "Prima di tutto, è l'amore a giudicare. Dio, che è amore, giudica per mezzo di esso." Lo stesso Giovanni Paolo ammetteva che, sin dal concilio, "predicatori, catechisti, insegnanti… hanno perso il coraggio di insegnare la reale minaccia dell'inferno." (Varcare la soglia della speranza, pp. 183-187).

L'amore di Dio include e abbraccia la Sua giustizia così come la Sua misericordia, i Suoi castighi così come i Suoi doni. L'amore divino abbraccia tutto l'universo e ogni cosa che vive ed opera in esso. è quella che definiamo la "legge eterna", ed è per questo che Dante parlava dell'amor divino che "move il sole e l'altre stelle". è assurdo affermare che Dio sia solo "misericordioso" verso i peccatori che l'hanno offeso, o che 'misericordia' sia il Suo nome.

Purtroppo, il nuovo libro di Francesco conferma la sensazione che vi sia qualcosa di molto particolare nel concetto che Egli ha  di questa misericordia così assoluta da venir accomunata a Dio stesso, che in qualche modo supererebbe o annullerebbe la Sua giustizia. Mi sembra un concetto di misericordia abbastanza infimo e fin troppo umano, un tentativo di strafare e di attribuire a Dio qualcosa che Dio non ha mai detto.

In un aneddoto contenuto in quel libro, citato nella recensione di quest'ultimo da parte della rivista cattolico-liberale Crux, Francesco racconta di un padre cappuccino che andava davanti al tabernacolo e diceva: "Signore, perdonami se ho perdonato troppo, ma sei tu che mi hai dato il cattivo esempio!". Francesco racconta la sua reazione: "non me lo scorderò mai. Quando un sacerdote sperimenta una tale misericordia su se stesso, può trasmetterla anche agli altri."

Purtroppo quest'aneddoto è davvero problematico:

Innanzitutto, Francesco si lascia impressionare da un sacerdote che fa una battuta nei confronti di Dio, perché gli dice che è stato Lui ad aver dato il "cattivo esempio" di "perdonare troppo". A prima vista sembra evidente che si tratti soltanto di una battuta ironica e che quel padre non voglia dire che nostro Signore aveva sbagliato il proprio giudizio. Al contrario, infatti, se un peccatore si pente dei propri peccato per mezzo di quella definiamo una "contrizione perfetta" - cioè si dispiace profondamente perché ha offeso Dio e non solo perché teme il castigo eterno - allora è davvero impossibile per Dio perdonare "troppo", perché tutti i peccati per i quali ci si pente in quel modo sono perdonabili, nessuno escluso (l'episodio della donna sorpresa in adulterio è l'esempio più famoso).

In secondo luogo, il sacramento della Confessione conferisce ai cattolici un dono prezioso, estendendo ancor di più su di loro la misericordia divina: il penitente la cui contrizione è imperfetta - nel senso che il suo pentimento è motivato dalla paura del castigo divino piuttosto che dall'amore per Dio - viene comunque perdonato (da Dio, che agisce per mezzo del confessore), sempre che il penitente abbia un fermo proposito di correggersi.

Ciò detto, com'è possibile per un qualsiasi sacerdote "perdonare troppo" in confessionale, se il peccatore è davvero contrito e ha espresso un "fermo proposito di correggersi"? Dopo tutto, è Dio che perdona, non il sacerdote che amministra il Sacramento della Confessione e che assolve in nome di Dio il peccatore solo se quest'ultimo risponde a determinati requisiti che la chiesa ha imposto per poter concedere l'assoluzione. L'unico modo in cui quell'aneddoto può avere un senso è che il padre citato da Francesco sia eccessivamente indulgente e non pretenda un chiaro segno di contrizione o il fermo proposito di correggersi da parte del penitente. Questo però significherebbe che quel sacerdote intendeva davvero dire che Cristo aveva dato un "cattivo esempio", letteralmente, visto che - come sappiamo - il Suo perdonare i peccatori si associava sempre a quest'ammonimento: "Va e d'ora in poi non peccare più… non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio" (Vedi Gv 8,11 e Gv 5,14).

Infine, che dire dell'affermazione conclusiva di Francesco, secondo la quale "quando un sacerdote sperimenta una tale misericordia su se stesso, può trasmetterla anche agli altri". Che cosa significa? Da quando in qua la misericordia che riceviamo da Dio, in confessionale, dipende dal fatto che il sacerdote abbia "sperimentato su se stesso" tale misericordia? Non ha alcun senso!

Il sacerdote confessore è un intermediario tra Dio ed il peccatore, ed in quanto tale egli deve fornire l'assoluzione secondo il Sacramento - cioè secondo la costante e perenne pratica della Chiesa - a meno che non sia ovvio che il peccatore che ha davanti non appaia né contrito né sia risoluto nel correggere la propria vita. Nelle parole di Francesco scorgiamo all'opera un accenno di Donatismo, il movimento scismatico proto-cristiano che considerava l'assoluzione in funzione della misericordia personale del sacerdote.

Non è ironico che rinominando Dio "Misericordia", Francesco riesca in qualche modo ad offuscare l'infinita misericordia che è sempre stata disponibile per mezzo della Confessione ad ogni Cattolico ben disposto nei confronti di quel Sacramento, a prescindere dalle virtù personali del confessore? Con Francesco, il Sacramento recede sullo sfondo e la "misericordia" diventa un'attività umana del tutto discrezionale, la cui "quantità" varia a seconda di quanto sia "misericordioso" il sacerdote in confessionale!

Ascriviamo questo concetto ad un pontificato che sta cercando in tutti i modi di lasciare il proprio timbro sulla Chiesa - un timbro, tuttavia, alquanto incerto e del tutto incomprensibile, perché oscura le semplici verità sulle quali cerca di imporsi ormai quotidianamente.