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Torniamo a parlare del Documento Vaticano sul popolo ebraico

di Christopher A. Ferrara
27 gennaio 2016

Due settimane fa, Papa Francesco si è recato in visita alla Sinagoga di Roma, sull'esempio senza precedenti di Giovanni Paolo II. In quell'occasione, durante il suo discorso, Francesco ha citato esplicitamente il documento del Vaticano intitolato "Perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili" che era stato pubblicato dalla Commissione per i rapporti religiosi con l'ebraismo. Tuttavia, come ho già fatto notare in un mio precedente articolo, la prefazione di quel documento ribadisce chiaramente che "Il testo non è un documento magisteriale o un insegnamento dottrinale della Chiesa cattolica…".

Che Papa Francesco citi questo documento assolutamente non vincolante durante una sua visita alla Sinagoga, è un altro dei tanti esempi di quel che ho già definito La grande facciata [The Great Façade] di novità introdotte dalla Chiesa dopo il Concilio Vaticano Secondo. Sto parlando dell'erroneo concetto secondo cui gli insegnamenti della Chiesa cambierebbero col tempo, diventando - in pratica - la "nuova" dottrina. La visita alla sinagoga di Roma da parte di Francesco mi permette di richiamare ancora una volta quel testo pubblicato dalla Commissione Pontificia sulle relazioni con l'ebraismo, e di soffermarmi in particolare su un passaggio che inizialmente mi era sfuggito ma che contiene l'affermazione più subdola ed infida di tutto quel documento:

Molti padri della Chiesa favorirono sempre più la cosiddetta teoria della sostituzione (o "supersessionismo") tanto che, nel Medioevo, essa divenne il fondamento teologico generale per le relazioni con l’ebraismo: poiché Israele non aveva riconosciuto Gesù come il Messia e il Figlio di Dio, le promesse e l’impegno di Dio non valevano più per Israele, ma si rivolgevano alla Chiesa di Gesù Cristo che era ora il vero "nuovo Israele", il nuovo popolo eletto da Dio. ….
Con la sua Dichiarazione "Nostra aetate" (n. 4), la Chiesa professa inequivocabilmente, all’interno di un nuovo quadro teologico, le radici ebraiche del cristianesimo. Mentre mantiene salda l’idea della salvezza attraverso una fede esplicita o anche implicita in Cristo, essa non rimette in discussione l’amore costante di Dio per Israele, suo popolo eletto. Viene così delegittimata la teologia della sostituzione che vede contrapposte due entità separate, una Chiesa dei gentili ed una Sinagoga respinta e sostituita da tale Chiesa. …

Notate come venga svilito il costante insegnamento della Chiesa sul fatto che la Nuova Alleanza avesse sostituito quella Antica: "Molti padri della Chiesa favorirono…" questa teoria, ed essa "nel medioevo, divenne il fondamento teologico generale per le relazioni con l'ebraismo". Il documento non lo dice, ma dal Medioevo sino al Vaticano II quell'insegnamento non cambiò mai; pertanto, dall'epoca dei Padri della Chiesa sino al 1962 - quindi per tutta la storia della Chiesa- l'insegnamento Cattolico era rimasto proprio quello, e cioè che: "le promesse e l’impegno di Dio non valevano più per Israele, ma si rivolgevano alla Chiesa di Gesù Cristo che era ora il vero "nuovo Israele", il nuovo popolo eletto da Dio…".

Eppure, continuando nella sua mistificazione del vero insegnamento Cattolico al riguardo, quel documento arriva a sostenere che con la promulgazione della Nostra Aetate, l'insegnamento tradizionale era stato "delegittimato". Ebbene, si tratta di una vera e propria menzogna. Ecco cosa c'è scritto nella Nostra Aetate:

E se è vero che la Chiesa è il nuovo popolo di Dio, gli Ebrei tuttavia non devono essere presentati come rigettati da Dio, né come maledetti, quasi che ciò scaturisse dalla sacra Scrittura. Curino pertanto tutti che nella catechesi e nella predicazione della parola di Dio non si insegni alcunché che non sia conforme alla verità del Vangelo e dello Spirito di Cristo..

Il Concilio, quindi, aveva semmai ribadito proprio ciò che quella Commissione Pontificia cerca oggi       di negare, ovvero che la "Chiesa di Gesù Cristo… era ora il vero "nuovo Israele", il nuovo popolo eletto da Dio…". Il fatto che il Concilio affermi che gli Ebrei non devono essere presentati come "rigettati o maledetti da Dio", non significa che essi non abbiano l'obbligo di riconoscere Cristo come loro Messia, ed entrare a far parte della Sua Chiesa per esser salvi nell'aldilà. Al contrario, per quasi 2000 anni, la Chiesa aveva sempre pregato affinché il "velo" di cui parla San Paolo nella Sua seconda lettera ai Corinzi venisse tolto dai cuori degli Ebrei ed essi potessero alfine convertirsi a Cristo e unirsi nel "Nuovo popolo di Dio": "Fino ad oggi, quando si legge Mosè, un velo è steso sul loro cuore; ma quando ci sarà la conversione al Signore, quel velo sarà tolto" (2 Cor 3,15-16).

In effetti, la stessa Commissione Pontificia ammette che l'affermazione secondo cui "l’alleanza stretta da Dio con il suo popolo Israele è sempre in vigore e non sarà mai invalidata… non si trova esplicitamente espressa in "Nostra Aetate", ma che essa viene espressa per la prima volta solamente in un intervento di Papa Giovanni Paolo II durante in incontro coi rappresentanti della comunità ebraica di Magonza, nel 1980. In quell'occasione, tuttavia, Giovanni Paolo II disse semplicemente che l'Antica Alleanza non era stata revocata, non che essa perdurasse - il che è ben diverso, perché in quest'ultimo caso l'Antica Alleanza continuerebbe ad operare assieme alla Nuova Alleanza come percorso alternativo e parallelo alla salvezza, valido solo per gli Ebrei. Una tale teoria è semplicemente eretica.

Come tanti prelati dell'epoca post-conciliare, anche la Commissione si mette a giocare con le parole "revocata" e "invalidata". È vero che Dio non ha semplicemente eliminato l'Antica Alleanza - revocandola e lasciando nulla al suo posto. Dio non ha inviato Nostro Signore Gesù Cristo per essere un "distruttore", buono solo a "revocare" o ad abolire (cioè ad annullare l'Antica Legge e a non lasciare nulla al suo posto), ma per portarla a compimento (Mt 5,17). Pertanto, coronando in questo modo la Legge che Lo aveva prefigurato in modo profetico, Gesù ha portato a compimento l'Antica Alleanza, quando tutto sarà compiuto: "finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto" (Mt 5,18).

Pertanto, Nostro Signore ha perfezionato e completato l'Antica Alleanza con la Nuova Alleanza, affinché quest'ultima sostituisse la vecchia. La prima è "effimera", come la definisce San Paolo nella Seconda Lettera ai Corinzi, non perché fosse "invalida" ma solo perché è stata portata a compimento e sostituita dalla nuova ed eterna Alleanza in Cristo. (Vedi 2 Cor 13)

Quindi gli Ebrei, come qualsiasi altro uomo al mondo, sono tenuti ad unirsi a quello che persino la Nostra Aetateribadsce essere "il nuovo popolo di Dio". Suggerire qualcosa di diverso, come fa il testo di questa Commissione Pontificia e come ha appena fatto Francesco alla Sinagoga di Roma, significa affermare che gli Ebrei non hanno bisogno di Cristo per ottenere la salvezza - il che è assurdo - o che Cristo salverà gli Ebrei, che essi credano in Luio meno. Ma fu proprio Nostro Signore Gesù Cristo ad aver detto che: "Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato", non disse "ad eccezione degli Ebrei"!

Quanto ancora la Chiesa dovrà soffrire questa Grande facciata di follie teologiche mascherate da dottrina cattolica? Solo Dio può saperlo, ma di sicuro lo sapremmo anche noi, se già fossimo a conoscenza del testo integrale del Terzo Segreto di Fatima!