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Francesco e le "unioni civili" per gli "omosessuali":
Non dire NO equivale a dire Sì!

di Christopher A. Ferrara
25 gennaio 2016

Mentre il parlamento italiano si prepara a votare una legge che vorrebbe introdurre le cosiddette "unioni civili" per le "coppie" omosessuali, Papa Francesco - rivolgendosi ai giudici della Rota Romana (il tribunale che decide sulla validità dei matrimoni ecclesiastici) - ha affermato che: "non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione… La famiglia, fondata sul matrimonio indissolubile, unitivo e procreativo, appartiene al “sogno” di Dio e della sua Chiesa per la salvezza dell’umanità."

Sembrerebbero parole giuste, a parte la peculiare definizione di "sogno di Dio" per una certa famiglia, come se non si trattasse di un ordine ben preciso di una Sua legge divina, alla quale siamo tutti tenuti ad obbedire se non vogliamo perdere la nostra anima (Francesco, a quanto pare, non riesce a dire nulla senza prima infarcirlo di qualche incertezza teologica!).

Tuttavia, è meglio non correre troppo. Anche quand'era Arcivescovo di Buenos Aires, Bergoglio godeva della discutibile reputazione d'essere sempre da entrambe le parti della barricata: in altre parole, di fronte ad una questione teologica o pastorale diceva quel che il pubblico si aspettava di sentire. Come ha candidamente ammesso Padre Linus Clovis (citando un amico argentino del Cardinale Bergoglio): "a quanto pare, gli piace accontentare tutti ed essere amato da chiunque: un giorno lo vedi in televisione mentre si scaglia contro l'aborto ed il giorno dopo, sullo stesso canale, lo vedi benedire delle femministe pro-abortiste in Plaza de Mayo; un giorno pronuncia un forte discorso contro i Massoni, il giorno dopo lo trovate a braccetto dei massoni in un Club Rotary …".

Ricordiamo, a questo proposito, la disgraziatissima "relatio post disceptationem" del Sinodo 2014, approvata personalmente da Francesco, nella quale si afferma che malgrado le "problematiche morali" delle "unioni omosessuali", esse costituiscono "un appoggio prezioso per la vita dei partner". Ricordiamoci poi di questa dichiarazione alquanto rivelante rilasciata da Papa Francesco al Corriere della Sera, secondo la quale, anche se "il matrimonio è fra un uomo e una donna, gli Stati laici vogliono giustificare le unioni civili per regolare diverse situazioni di convivenza, spinti dall’esigenza di regolare aspetti economici fra le persone, come ad esempio assicurare l’assistenza sanitaria… Bisogna vedere i diversi casi e valutarli nella loro varietà." Poi ci sono stati i "baci e gli abbracci" scambiati in privato tra Francesco e una "coppia omosessuale", composta da un suo amico di 67 anni ed il suo "compagno" di 19 - un incontro organizzato dallo stesso Papa via cellulare.

In netto contrasto con Francesco, tuttavia, la Conferenza Episcopale Italiana, facendo seguito agli insegnamenti della Chiesa, ha dichiarato inequivocabilmente la propria forte opposizione a qualsiasi forma di "unione civile" per i sodomiti. La CEI ha mobilitato i fedeli per protestare contro l'approvazione di queste "unioni civili", organizzando un Family Day per sabato 30 gennaio - manifestazione sulla quale Papa Francesco non ha speso nemmeno una parola, malgrado  sia stato previsto che sarà una delle più grandi in assoluto, nella storia italiana (come notato anche da Antonio Socci). Sono previste infatti oltre un milione di persone che sfileranno tra San Giovanni in Laterano e il Circo Massimo.

Ecco come si era espressa la Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF), sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, in merito alle unioni tra omosessuali: "In presenza del riconoscimento legale delle unioni omosessuali, oppure dell'equiparazione legale delle medesime al matrimonio con accesso ai diritti che sono propri di quest'ultimo, è doveroso opporsi in forma chiara e incisiva. E laddove tali "unioni civili" non siano state legalizzate: "Ci si deve astenere da qualsiasi tipo di cooperazione formale alla promulgazione o all'applicazione di leggi così gravemente ingiuste nonché, per quanto è possibile, dalla cooperazione materiale sul piano applicativo."

La CDF proseguiva osservando che: "Le legislazioni favorevoli alle unioni omosessuali" [cioè qualsiasi legge di questo tipo, a prescindere che autorizzi o meno un vero e proprio "matrimonio] "sono contrarie alla retta ragione perché conferiscono garanzie giuridiche, analoghe a quelle dell'istituzione matrimoniale, all'unione tra due persone dello stesso sesso. Considerando i valori in gioco, lo Stato non potrebbe legalizzare queste unioni senza venire meno al dovere di promuovere e tutelare un'istituzione essenziale per il bene comune qual è il matrimonio.". Questo è vero a prescindere dall'etichetta che possiamo apporre alle risultanti "unioni omosessuali".

In breve, anche se Francesco ha detto no al "matrimonio omosessuale" propriamente definito, egli non ha detto no alle "unioni civili" che in sostanza concedono gli stessi benefici del matrimonio, tranne il nome. Al contrario, egli ha costantemente sottinteso un suo a queste unioni, arrivando addirittura a descrivere tali "unioni" come "un appoggio prezioso per la vita dei partner" all'interno di una "relatio" del Sinodo 2014 da lui stesso approvata (e che i padri del Sinodo non avevano nemmeno avuto modo di leggere prima che Francesco ne autorizzasse la pubblicazione in tutto il mondo).

Come ha scritto Sandro Magister: "Alle unioni gay Bergoglio non dice di no". Ma se un Papa non dice no ad una minaccia contro l'ordine morale - che ha invece spinto i vescovi e i fedeli italiani a gridare letteralmente NO! - questo nonequivale forse ad aver detto ? Nel contesto italiano, dichiarare davanti alla Rota Romana d'essere semplicemente contrario ai "matrimoni omosessuali" - in contrapposizione ad 'altre forme' di unione, come se queste fossero effettivamente possibili - significa evitare di affrontare il vero problema, cioè il fatto che le "le unioni civili" garantiscono gli stessi benefici del matrimonio, tra i quali l'adozione e i diritti ereditari.

Per questi motivi, Papa Francesco dovrebbe parlare apertamente, assieme ai vescovi e ai laici italiani, contro qualsiasi forma di "unione civile" tra omosessuali, a prescindere dal fatto che venga chiamata "matrimonio". Ma da Francesco, ahimè, temo che non ci si possa aspettare altro se non un calcolato silenzio, mentre l'Italia si avvia a votare una legge che infrange l'ordine morale di quella che un tempo era il cuore stesso della Chiesa Cattolica Romana. Dopo tutto, se Francesco ha osservato un silenzio 'politicamente corretto' quando l'Irlanda egli Stati Uniti hanno legalizzato i "matrimoni omosessuali" in quanto veri "matrimoni" - come più di un "attivista omosessuale" ha felicemente osservato - non possiamo certo aspettarci che si metta ad obiettare all'introduzione in Italia delle "unioni civili", che in pratica danno agli omosessuali gli stessi diritti del matrimonio, anche se sono chiamate in modo diverso.

Sarà bene ricordare le parole di avvertimento che Suor Lucia  disse al Cardinale Caffarra: “Lo scontro finale tra il Signore e il regno di Satana sarà sulla famiglia e sul matrimonio." Date le inclinazioni dell'attuale "generale comandante" della Chiesa militante, purtroppo ci aspetta una dura e lunga battaglia!

Mi auguro con tutto il cuore di essere smentito da Papa Francesco nel momento in cui si ergerà a guida dei vescovi italiani e parlerà apertamente contro questa orrenda legge che incombe sull'Italia.