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La politica del Vaticano in Cina:
diabolicamente coerente

di Christopher A. Ferrara
18 gennaio 2016

Dopo essere emersa 50 anni fa, durante il Concilio Vaticano Secondo, allo scopo di cercare il 'dialogo' coi regimi comunisti per non meglio precisati vantaggi ‘diplomatici’, la famigerata Ostpolitik, o "politica dell'est", continua imperterrita a dominare la politica del Vaticano anche al giorno d'oggi.

Durante il Concilio, l'Ostpolitik portò alla firma dello scandaloso Patto di Metz, un accordo tra Mosca e il Vaticano secondo il quale, in cambio della presenza di due osservatori Russo Ortodossi al Concilio (un'idea fortemente voluta da Giovanni XXIII), quest'ultimo avrebbe taciuto sulle persecuzioni comuniste ai danni della Chiesa in Unione Sovietica e in Cina, e in generale sulla malvagità intrinseca del comunismo. Così facendo, il Vaticano Secondo ignorò deliberatamente uno dei più grandi "segni dei tempi", contrariamente a ciò che quello stesso Concilio aveva definito essere uno dei propri obiettivi.

Oggigiorno, l'Ostpolitik continua a guidare l'ossequiosa politica di dialogo tra la Chiesa Cattolica ed il regime comunista di Pechino, che continua imperterrito a perseguitare la Chiesa Cattolica "clandestina", il cui clero e i cui laici rifiutano il controllo statale e mantengono la propria obbedienza a Roma. Mentre la vera chiesa cattolica in Cina opera in clandestinità, sin dagli anni '50 le autorità di Pechino gestiscono in proprio la cosiddetta "Associazione Patriottica Cattolica Cinese" (APCC). L'APCC nomina e consacra i propri vescovi senza alcun mandato pontificio, incorrendo quindi nella scomunica latae sententiae sia per i vescovi consacranti sia per i nuovi vescovi consacrati.

Nell'ottobre scorso, una delegazione del Vaticano si è recata a Pechino per discutere dell'approvazione di queste nomine episcopali da parte della Chiesa - e il tutto mentre i vescovi fedeli a Roma continuano ad essere perseguitati e gettati in carcere per anni. Secondo l'attuale Segretario di Stato Vaticano, Cardinale Pietro Parolin, "entrambe le parti si sono concentrate nel risolvere il problema della nomina dei vescovi."

Problema? Quale problema? Un governo laico, tantomeno uno comunista come quello di Pechino, non ha alcun potere, diritto o autorità di nominare un vescovo, quindi non v'è alcun "problema" da risolvere! Ma quando un modernista usa un termine come "problema" per descrivere un certo aspetto della dottrina o della disciplina Cattolica, potete star certi che quella dottrina o disciplina è sotto attacco. Come ha osservato giustamente Papa Benedetto XVI: "L’autorità del Papa di nominare i vescovi viene data alla Chiesa dal suo fondatore Gesù Cristo, non è proprietà del Papa, neanche il Papa può cederla ad altri.".

Stiamo forse assistendo al tradimento finale nei confronti dei Cattolici Cinesi? Il Cardinale Joseph Zen Ze-Kiun, Vescovo emerito di Hong Kong, la pensa così. Unica voce di dissenso tra i cardinali, Zen ha affermato che: "Le nostre comunità clandestine sono come non-esistenti per il Governo. Ma anche il Vaticano le ignora nelle trattative, per accondiscendere alla parte cinese? Per “salvare la situazione” si abbandonano questi nostri fratelli e sorelle? Ma sono le membra sane della Chiesa!”.

In nome dell'Ostpolitik, il Vaticano continua a trattare i leali fedeli della Chiesa clandestina come se non esistessero. Come riporta il Cardinale Zen: "Ai primi di settembre, alcuni fedeli di Shanghai che sono stati in prigione per lungo tempo, insieme con i loro parenti, sono andati a Roma in pellegrinaggio per commemorare il sessantesimo dello scoppio della grande persecuzione l’8 settembre 1955. Si sono sentiti dire: “Non fate fracasso, il passato è passato, guardiamo in avanti”!? … Quello che non mi lascia tranquillo è vedere il nostro Eminentissimo Segretario di Stato ancora inebriato del miracolo dell’Ostpolitik." Il Cardinale Zen ha ragione, perché di recente il Cardinale Parolin ha elogiato pubblicamente il vero architetto dell'Ostpolitik, Agostino Casaroli.

Certo è ironico che il Vaticano parli continuamente a vanvera di "libertà religiosa" per "tutti i credenti", dialogando praticamente con tutte le religioni e sette possibili e immaginabili a questo mondo (dagli animisti agli zoroastriani), ma continui ad avere relazioni con un regime liberticida che brutalizza e perseguita la vera Chiesa Cattolica in Cina. Può sembrare una contraddizione, ma in realtà è assolutamente coerente: entrambi gli schieramenti, infatti - cioè il Vaticano di oggi e un regime oppressivo come quello di Pechino - si oppongono alla missione universale della Chiesa Cattolica, che è quella di fare discepoli in tutte le nazioni.

I primi, cioè i prelati modernisti che ormai infestano la Chiesa Cattolica, si oppongono alla missione universale della chiesa perché ormai abbracciano l'errore esiziale già condannato da Papa Leone XIII nella sua monumentale enciclica Libertas: “concedere la stessa desiderata cittadinanza a tutte le cosiddette religioni, e gli stessi diritti ad ognuna indistintamente", riducendo in questo modo la Chiesa ad un'altra delle tante associazioni di "credenti" ormai prive di alcun potere davanti all'onnipotente stato laico. Il secondo, cioè il regime di Pechino, fa esattamente la stessa cosa, agevolando la persecuzione della Chiesa Cattolica in Cina.

Ne consegue, spero ne conveniate, che la coerenza tra le due posizioni è la stessa coerenza del demonio nella sua lunga guerra contro la Sposa di Cristo. È quel "disorientamento diabolico" che da una parte spinge il Vaticano ad invocare "la libertà religiosa per tutti i 'credenti'", e dall'altra ad ignorare un'indecente persecuzione contro l'unica vera Chiesa in Cina. Questo morbo che ha colpito mortalmente la gerarchia della Chiesa Cattolica, dopo il Concilio Vaticano Secondo, sta purtroppo raggiungendo il culmine col pontificato di Papa Francesco - uno sviluppo, ne siamo certi, anch'esso predetto dal Terzo Segreto di Fatima!