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Bravo, Vescovo Gullickson!

di Christopher A. Ferrara
5 gennaio 2016

Cominciamo l'anno nuovo con una buona notizia: parliamo di un'intervista dell'Arcivescovo Thomas Gullickson, il nuovo Nunzio Apostolico in Svizzera, rilasciata alla rivista tedesca Tages Anzeiger. Come riportato dal National Catholic Reporter (con grande riluttanza, non ne abbiamo dubbi!) ci troviamo davanti ad un prelato che parla secondo le indicazioni dettate da Nostro Signore a chiunque voglia parlare di verità: "Sia il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno."

All'interlocutore che gli chiedeva un parere sulla Santa Comunione per chi non è cattolico o per i cattolici che si trovano in una condizione di peccato mortale - due tra le principali ossessioni degli ideologi modernisti che ormai comandano nella Chiesa - l'Arcivescovo Gullickson ha risposto con grande chiarezza, una delle qualità più difficili da trovare nell'ambiente ecclesiastico post-conciliare:

Che cosa significa Comunione? Chi non fa parte della Chiesa Ortodossa, tanto per fare un esempio, non si sognerebbe mai di chiedere la comunione durante la liturgia ortodossa. E che dire di quella signora luterana che ha chiesto a Papa Francesco, durante la visita di quest'ultimo nella chiesa luterana di Roma, se poteva ricevere l'Eucaristia assieme a suo marito cattolico? Se era così ansiosa di farlo, perché non si è convertita al cattolicesimo?

Proprio così! Ma la nostra domanda è rivolta a Francesco: perché il Papa non ha risposto così, alla domanda di quella donna luterana? Perché invece ha tentennato per quasi dieci minuti, lasciando ai "teologi" il compito di rispondere a tale domanda e dando l'impressione che un luterano possa ricevere l'Eucaristia da un sacerdote Cattolico dopo "aver parlato col Signore"? Ne hanno parlato giornali e televisione, in seguito, ma Papa Francesco non ha mai smentito.

Per tornare al vescovo Gullickson, a chi gli chiedeva se la sua risposta significasse che i Cattolici divorziati e risposati non possono accedere alla Santa Comunione, l'Arcivescovo ha fornito l'unica e sola risposta che si può dare, se si vuole rimanere fedeli al Vangelo: "Sì, esattamente". Eppure, questa è proprio la risposta che il "Sinodo sulla famiglia" (mai nome fu meno opportuno) si è rifiutato di fornire - o meglio, che ha deciso di nascondere del tutto - durante due anni di lavori tempestosi e sovversivi.

E in merito all'opposizione ai "matrimoni tra omosessuali", che secondo l'intervistatore renderebbe i vescovi così "impopolari", l'Arcivescovo non è caduto nella trappola e ha risposto, ancora una volta, in modo del tutto inequivocabile: "La Chiesa non potrà mai dire di sì". Eppure, Francesco ha mantenuto un silenzio assordante sia prima sia dopo il referendum che ha legalizzato quest'abominio in Irlanda, un paese un tempo cattolico, e non è intervenuto nemmeno dopo la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha imposto le unioni omosessuali a tutti i 50 stati degli Usa.

L'Arcivescovo ha inoltre parlato con franchezza evangelica del disgraziatissimo stato in cui versa al giorno d'oggi il matrimonio, a causa della contraccezione e del divorzio: "Fino ai 40 anni molti vogliono solo andare a divertirsi, guidare macchine sportive e così via… poi vogliono metter su famiglia e avere dei bei figli. All'improvviso, però, per molti arriva la tragedia, che spesso li colpisce sotto forma di malattie e solitudine. Quando mio fratello si è ritrovato paraplegico, sua moglie l'ha lasciato". Tuttavia, secondo Francesco, i prelati conservatori che difendono l'assoluta indissolubilità del matrimonio - in salute e malattia, finché morte non li separi - sono colpevole di avere "cuori chiusi che spesso si nascondono perfino dietro gli insegnamenti della Chiesa o, dietro le buone intenzioni, per sedersi sulla cattedra di Mosè e giudicare, qualche volta con superiorità e superficialità, i casi difficili e le famiglie ferite." Ma i voti matrimoniali ribadiscono l'indissolubilità del matrimonio proprio nei "casi difficili", perché in quelli "facili" non v'è necessità di un voto!

Se ogni membro del Sinodo sulla Famiglia avesse mostrato lo stesso coraggio dell'Arcivescovo Gullickson nel difendere la famiglia tradizionale, avremmo assistito in esso al trionfo dell'ortodossia invece che ad un chiaro tentativo di sedizione, le cui conseguenze sono state a malapena evitate grazie all'opposizione di una minoranza conservatrice, che però non è riuscita ad evitare l'apertura alla Comunione per gli adulteri pubblici. Ma tale è la crisi che ha colpito la Chiesa, al punto che molti suoi prelati non parlano secondo i semplici termini evangelici "sì sì, no no", ma vanno ben oltre: il loro "di più viene dal maligno!"