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Un Pontificato politicamente corretto

di Christopher A. Ferrara
29 dicembre 2015

Nel suo discorso al Congresso degli Stati Uniti, Papa Francesco ha dichiarato: “Ricordiamo la Regola d’Oro: «Fai agli altri ciò che vorresti che gli altri facessero a te» (Mt 7,12).Questa norma ci indica una chiara direzione. Trattiamo gli altri con la medesima passione e compassione con cui vorremmo essere trattati." Per prima cosa, è il Quinto Comandamento, non la 'Regola d'Oro', a richiedere la difesa della vita umana. Tuttavia, Francesco sembra essere avverso a tutto ciò che possa essere considerato controverso, come appunto l'enunciazione di un Comandamento divino dinanzi ad un corpo di "rappresentanti eletti" il quale, secondo i dettami del sistema politico odierno, non riconosce alcuna autorità superiore alla propria.

Detto questo, tanti cattolici hanno trattenuto il fiato in attesa delle parole di Francesco: molti si aspettavano che il Papa condannasse l'olocausto dell'aborto, davanti al massimo organo dell'occidente decadente - proprio come aveva fatto Madre Teresa di Calcutta - in modo esplicito e per ben 15 volte - durante il suo discorso alla colazione di preghiera nazionale di Washington, nel 1994.

Ma Francesco, tuttavia, è stato alquanto deludente, per usare un eufemismo! Sentite cos'ha detto: "Questa convinzione mi ha portato, fin dall’inizio del mio ministero, a sostenere a vari livelli l’abolizione globale della pena di morte." La pena di morte? Che cos'ha a che fare un omicida condannato a morte con la difesa della "vita umana in ogni fase del suo sviluppo"? Niente, ovviamente. La conclusione del papa è uno stupefacente non sequitur.

Ma sin da quel discorso di settembre, Papa Francesco ha alzato il tiro, arrivando a chiedere a gran voce, a metà dicembre, che la pena di morte venga abolita in tutto il mondo, chiedendo inoltre tutta una serie di interventi sociali che sembrano presi da un documento programmatico del Partito Democratico americano: "condizioni di soggiorno dei migranti; lavori per i disoccupati; accesso alle cure mediche per tutti; la remissione dei debiti internazionali", e così via .

è alquanto rivelante che, mentre invoca l'abolizione di una sanzione penale che è sempre stata approvata dalla Chiesa per le offese più gravi, Papa Francesco non chiede mai, da nessuna parte, l'abolizione dell'aborto, cioè lo sterminio di milioni di bambini innocenti - cosa che invece la Chiesa ha sempre condannato in quanto "delitto abominevole" in violazione del Quinto Comandamento (non di una non meglio specificata "regola d'oro"!)

A dire il vero, Francesco una volta ha definito l'aborto un "delitto abominevole", durante un suo poco pubblicizzato intervento ad un'associazione pro-vita Italiana. Ma allora perché non ha chiesto ai leader del mondo di porre fine a tale abominio? Perché, invece, chiede loro di abolire una misura penale del tutto legittima, come dichiarato dallo stesso Pio XII, in un suo intervento al I Congresso di Istopatologia del Sistema Nervoso nel 1952: "è riservato allora al pubblico potere di privare il condannato del bene della vita, in espiazione del suo fallo, dopo che col suo crimine, essi si è già spogliato del suo diritto alla vita."

La risposta a tutte queste domande è il fatto che il papato di Francesco, in linea con la stragrande maggioranza dell'elemento umano della chiesa di oggi, si lascia ormai governare dalla "correttezza politica" in quanto 'elemento dello spirito della nostra epoca", secondo il quale la maggiorana politica legittimamente eletta regna suprema su qualsiasi dogma religioso o morale. Il risultato è un pontificato 'politicamente corretto', che riduce la moralità ad una 'regola d'oro' per evitare qualsiasi offesa o confronto diretto con i poteri forti. In breve, lo smantellamento definitivo della Chiesa militante.

Non possiamo certo attribuire questo risultato solamente al pontificato di Papa Francesco, perché sono 50 anni che la Chiesa insegue la disastrosa "apertura al mondo" invocata dal Concilio Vaticano Secondo. Tuttavia, è un fatto che sotto il pontificato di Francesco la 'correttezza politica' sia stata portata ad un livello superiore, ottenendo in cambio lodi sperticate da parte del mondo laico — qualcosa di assolutamente senza precedenti nella storia della Chiesa.

Per fare un altro esempio: mentre gli irlandesi si preparavano a votare sul referendum che chiedeva loro di legalizzare il "matrimonio tra omosessuali", Papa Francesco non ha detto nulla in contrario, né ha commentato o condannato il risultato di tale referendum, che ha permesso un simile abominio di diventare legge, in Irlanda. Allo stesso modo, quando la Corte Suprema degli Stati Uniti ha deliberato sull'argomento, Papa Francesco è stato in silenzio sia prima, che dopo la delibera - che ha imposto il matrimonio gay a tutti i 50 stati dell'unione. Questo ha spinto persino l'ultra liberale Huffington Post, in un articolo scritto da un giornalista 'gay', a commentare nel modo seguente:

Considerando che Papa Benedetto aveva spesso espresso forti condanne in merito all'eguaglianza matrimoniale - arrivando persino a recarsi in Spagna per parlare contro tale principio, in un paese che era stato tra i primi a legalizzare il matrimonio per i gay e le lesbiche, definendolo una "minaccia per il futuro dell'umanità" - è incredibile il silenzio dimostrato da Francesco su questo argomento. Come ho notato in passato,  non ha detto nulla dopo che, in Europa, paese dopo paese ha legalizzato il matrimonio per gay e lesbiche, né ha commentato lo scorso giugno la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti.

Un intervento, in effetti, c'è stato: Francesco ha parlato della Slovenia, un piccolo paese a maggioranza cattolica che si apprestava a votare sulla questione dei matrimoni "tra omosessuali". Qualche giorno fa Papa Francesco ha chiesto agli Sloveni, anche se in modo alquanto blando, di "sostenere la famiglia, struttura di riferimento del vivere sociale." Quello che alla vigilia del voto sembrava un testa a testa si è poi trasformato in una disfatta per i difensori dei "matrimoni omosessuali", con ben il 63% degli Sloveni contrari all'introduzione della nuova legge. è lecito chiedersi cosa sarebbe successo in Irlanda se Francesco avesse parlato apertamente contro le unioni omosessuali con la stessa costanza e la stessa copertura mediatica dei suoi interventi contro la pena capitale.

Avete capito il comportamento di Francesco? Non chiede l'abolizione dell'aborto a nessun governo occidentale, però lo condanna davanti ad una piccola associazione pro-vita in Italia. Non si oppone all'avanzata dei matrimoni gay in tutto l'occidente Cristiano, salvo farlo tiepidamente in un paese piccolo come la Slovenia. è un pontificato che evita qualsiasi confronto con i poteri forti del mondo laico in merito alle malvagità che più caratterizzano la nostra epoca; un pontificato - e quindi la gerarchia in generale - che è addirittura più restio ad attaccare il male istituzionalizzato, come l'aborto, rispetto ai protestanti evangelici più conservatori. Il risultato è che oggi, questi ultimi, "sono molto più propensi a difendere il diritto alla vita rispetto ad altri gruppi religiosi negli Stati Uniti".

Il pontificato 'politicamente corretto' di Francesco ha di fatto neutralizzato il ruolo decisivo che la Chiesa ha sempre rivestito nell'eterna battaglia tra i cristiani e quelli che San Paolo definiva "i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti". Con il generale che ordina la ritirato, l'esercito obbedisce... e mentre l'intero mondo occidentale precipita in un abisso di depravazione, portando alla morte milioni e milioni di bimbi innocenti che dovrebbero costituire il nostro futuro, Francesco continua a chiedere clemenza per gli assassini condannati a morte.

Questa è l'incredibile situazione in cui versa la Chiesa di oggi, anch'essa sicuramente predetta dal Terzo Segreto di Fatima.