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Il "ben servito" canonico nei confronti del Sacro Vincolo Matrimoniale

di Christopher A. Ferrara
21 dicembre 2015

Nel rescritto firmato da Papa Francesco in merito al "compimento e l'osservanza della nuova legge del processo matrimoniale", c'è un punto il cui significato 'epocale' non è sfuggito ai maggiori esperti di Diritto Canonico. Eccolo:

Dinanzi alla Rota Romana non è ammesso il ricorso per la nova causae propositio, dopo che una delle parti ha contratto un nuovo matrimonio canonico, a meno che consti manifestamente dell’ingiustizia della decisione.

Questo significa che se una delle parti in causa ottiene un annullamento veloce, da parte della diocesi, la controparte che si oppone all'annullamento non può inoltrare una nuova causa canonica né portare nuove prove per contestare l'annullamento alla Rota Romana (dove possono essere appellati i decreti di nullità delle varie diocesi), se l'altra parte si è affrettata a risposarsi con un nuovo matrimonio ecclesiastico.

In pratica, un nuovo matrimonio cattolico, celebrato mentre la procedura di annullamento è ancora in corso presso i tribunali ecclesiastici, pone fine a tale procedimento grazie soltanto alle azioni della controparte, piuttosto che alla logica e doverosa conclusione del processo canonico stesso, che si suppone basato sulla ricerca della verità oggettiva di quel matrimonio - la cui validità è sempre presunta fino a prova contraria, secondo il Diritto Canonico.

In un suo articolo intitolato "Al via i nuovi processi per i matrimoni 'falliti'. Ma quanta confusione", Sandro Magister riprende un'analisi compiuta da un noto canonista italiano, Guido Ferro Canale, il quale fa giustamente notare come l'effetto di questo rescritto sia quello di lasciare la parte che contesta l'annullamento del proprio matrimonio sulla base di nuove prove - ad esempio, che l'altra parte ha mentito o ha presentato prove false durante il processo di prima istanza - nella posizione di mettere in dubbio un giudizio finale già emesso secondo le leggi Canoniche, anche se il rescritto di Papa Francesco non lo dice apertamente.

Secondo il Diritto Canonico, un giudizio canonico definitivo non può essere rivisto a meno che prima non venga dimostrata la sua "manifesta ingiustizia". Un simile 'attacco collaterale" - che riguarda in questo caso una dichiarazione di nullità a livello diocesano - andrebbe governato sulla base dell'articolo 1645 del Codice di Diritto Canonico, che impone una serie assai pesante di requisiti prima di poter dichiarare nulla una cosa passata in giudicato.

Secondo Canale, una tale presunzione di finalità "non può essere legato ad un evento estrinseco e sopravvenuto, quale è appunto il nuovo matrimonio". Inoltre, nota Canale, "nemmeno si può dire che esso determini la cessazione dell'interesse alla verità sul primo vincolo, perché è evidente che, se questo è valido, sono nulle le nuove nozze".

Le implicazioni sono devastanti. Tanto per fare un esempio, un marito fedifrago, sposato da molti anni, potrebbe abbandonare la propria moglie ed i propri figli, ottenere l'annullamento per poi andarsi subito dopo a sposare in Chiesa con la sua nuova partner - e nella stessa diocesi che ha concesso l'annullamento! Così facendo impedirebbe alla moglie di difendere il proprio matrimonio facendo appello alla Rota Romana! Insomma, quella donna riceverebbe il "ben servito" del suo matrimonio, e assieme a lei tutti i suoi figli.

Questo risultato, osserva Canale: "equivale a dire che la nuova unione è meritevole di tutela in sé stessa, senza neanche un riferimento all'eventuale buona fede dei suoi contraenti. Al punto di precludere l'accertamento della verità su quella precedente. Non è mai lecito compiere un'azione se si dubita che sia peccato, altrimenti l'accettazione del rischio equivale a commettere proprio il peccato che si teme sussista" - in questo caso, il peccato d'adulterio.

Nel suo rescritto, Francesco dichiara che le sue "riforme" delle leggi canoniche che regolano il Matrimonio religioso sono rivolte "alla moltitudine di coloro che vivono il dramma del fallimento coniugale…" Fallimento coniugale? Ma una sentenza d'annullamento significa che non v'è mai stato un matrimonio, e quindi non v'è nulla che possa aver "fallito"! Anzi, proprio perché un matrimonio sacramentale è indissolubile e le parti sono intrinsecamente legate a Cristo nel sacro vincolo matrimoniale, arrivare a parlare di "fallimento coniugale" - o ancor di più di una moltitudine di "fallimenti coniugali" - significa suggerire proprio ciò che temono i cattolici tradizionalisti, e cioè l'avvento del "divorzio cattolico".

Non è un caso se Suor Lucia disse al Cardinale Caffarra che “lo scontro finale tra il Signore e il regno di Satana sarà sulla famiglia e sul matrimonio.” Ecco, questo scontro finale sta venendo combattuto sotto i nostri occhi!