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Andare nelle periferie?
Che ne dite di ascoltarle, invece?

di Christopher A. Ferrara
2 dicembre 2015

L'epoca post-conciliare è afflitta da una proliferazione di slogan e termini alla moda, come mai prima d'ora nella storia della Chiesa Cattolica: "collegialità", "dialogo", "dialogo con il mondo", "dialogo interreligioso", "ecumenismo", "avventura ecumenica", "dialogo ecumenico", "comunione parziale", "comunione imperfetta", "diversità riconciliata", "la Chiesa del nuovo Avvento", "la nuova primavera del Vaticano II", "la nuova Pentecoste", "La nuova Evangelizzazione", "La civiltà dell'amore", "La purificazione della memoria", "genitorialità responsabile", "solidarietà", "globalizzazione della solidarietà", "lo Spirito di Assisi", "ciò che ci unisce è più grande di ciò che ci divide", e così dicendo.

A questa messe di frasi senza senso (o quasi) va aggiunto un altro slogan che è diventato un po' il motto del pontificato di Papa Francesco, e cioè che la Chiesa "dovrebbe andare verso le periferie", "raggiungere tutte le periferie", "non solo geografiche, ma esistenziali" e cose del genere. Questo concetto implica un bel po' di viaggi nei paesi del terzo mondo da parte di Papa Francesco, a cominciare da quello appena conclusosi in Kenya, Uganda e Repubblica Centro Africana.

Anche Andrea Gagliarducci si è posto la mia stessa domanda: “Quali periferie?” Mi è infatti sovvenuto - e mentre scrivevo questo articolo ho scoperto che lo stesso dubbio era venuto anche a Gagliarducci - che Francesco sembra avere una certa predilezione per le "periferie" che sono contrarie a Roma e ostili a quegli insegnamenti tradizionali della Chiesa che condannano errori come la teologia della liberazione e l'ammissione degli adulteri pubblici (i cosiddetti divorziati e risposati) all'Eucaristia.

Come fa notare giustamente Gagliarducci: "Questo sentimento anti-romano non è condiviso da tutte le periferie della Chiesa, in Africa come in Europea Orientale…" In molte diocesi dell'Europa dell'Est e dell'Africa, infatti, è presente una feroce resistenza alla deriva progressista imposta da Francesco al Sinodo al fine di stravolgere la disciplina bi millenaria della Chiesa in merito ai divorziati e risposati (e che era stata difesa da un Papa polacco come Giovanni Paolo II nella sua Familiaris Consortio). Tuttavia, come scrive Gagliarducci, "nessuna di queste periferie è stata premiata con la nomina di un nuovo cardinale".

D'altra parte, tanto per fare un esempio di un'altra periferia lontana, in Nuova Zelanda Papa Francesco ha nominato Cardinale l'arcivescovo ultra-progressista John Atcherley Dew. La Nuova Zelanda, prosegue Gagliarducci, "è uno dei paesi più laici al mondo," in cui "La Chiesa Cattolica… si è spostata verso la totale dissacrazione," e "l'ultima riforma liturgica ha eliminato la necessità di inginocchiarsi, da parte dei fedeli, durante la consacrazione", e in cui i sacerdoti "vengono considerati 'amministratori di sacramenti', mentre "la Chiesa è ormai nelle mani dei laici" e "si parla solo di questioni sociali, e praticamente mai di dottrina".

Tanto per fare un altro esempio di periferia della Chiesa, in Uruguay Francesco ha nominato cardinale l'Arcivescovo di Montevideo, Daniel Fernando Sturla, che "proviene dal paese più ateo di tutto il Sud America… e che probabilmente ritiene che l'antidoto all'emorragia dei fedeli, per la Chiesa, sia quella di avvicinarsi ancora di più alle loro posizioni…"

Giustamente, Gagliarducci ne deduce quindi che: "esistono per Francesco delle periferie degne d'interesse e altre degne molto meno… sembra che le periferie preferite dal Papa siano quelle che vedono con sospetto qualsiasi istituzione centrale e che cercano di ottenere un'autonomia pastorale non vincolata dalla dottrina della Chiesa."

Non desta sorpresa, pertanto, il fatto che i 'prescelti' di queste periferie, selezionati personalmente da Francesco, si siano uniti anima e corpo ai progressisti tedeschi nel cercare di rovesciare la disciplina sacramentale della chiesa in entrambe le sessioni dell'ultimo Sinodo. Nel frattempo, i prelati di quelle "periferie" in Africa ed in Europa orientale che invece cercano di difendere la Fede hanno avuto il loro da fare per impedire una vera e propria catastrofe durante il Sinodo 2015.

Per quanto riguarda l'Africa, sappiamo che il Cardinale Kasper “Il teologo del Papa”— al quale Francesco ha dato personalmente la facoltà di voto nel Sinodo 2015 - è stato intercettato mentre ridicolizzava in modo razzista i vescovi africani per il loro "tabù" nei confronti dell'Eucaristia ai divorziati e risposati e per l'apertura ai "gay", dichiarazioni che Kasper ha spudoratamente negato, salvo poi essere smascherato da quella registrazione audio.

Purtroppo questa condiscendenza razzista nei confronti dei vescovi Africani più Ortodossi sembra continuare. Come riporta il sito Life site News, sul sito internet della conferenza episcopale tedesca è appena apparso un articolo in cui l'autore sostiene che la Chiesa in Africa stia crescendo perché:

Lì la gente è molto povera e spesso non ha altro che la Fede. Se essa [la Chiesa] cresce è perché l'educazione è a livelli molto bassi, e la gente accetta risposte semplici a domande difficili. Risposte come quelle fornite dal Cardinale Sarah, della Guinea. Anche l'aumento dei sacerdoti è il risultato non solo dell'efficacia missionaria ma anche del fatto che il sacerdozio è una delle poche possibilità di sicurezza sociale nel 'continente nero'[!].

In altre parole, I Cattolici africani sarebbero solo dei poveri sempliciotti, il Cardinale Sarah asseconderebbe dei poveracci e il clero africano sarebbe solo interessato ad assicurarsi una carriera. Pensate un po' se questi patetici insulti fossero stati rivolti alle popolazioni mussulmane in Africa e ai loro imam: l'autore di quell'articolo sarebbe stato licenziato su due piedi! Ma proprio in quest'episodio possiamo vedere all'opera la duplicità di questa "chiesa del dialogo" e "dell'incontro", governata dalla dittatura della "ideologia para-conciliare”: solo i Cattolici ortodossi possono essere tranquillamente attaccati, discriminati e demonizzati.

Una cosa è organizzare un baraccone itinerante per recarsi nelle periferie dell'Africa, un'altra è ascoltare davvero la Chiesa africana e i consigli dei prelati di quel continente. Papa Francesco, rispetto a tutti coloro che difendono la Fede, sembra preferire quelle "periferie" dalle quali vengono condotti poderosi attacchi alla Fede, da parte di gerarchie ecclesiastiche decisamente poco periferiche e infestate da modernisti della peggior specie. È proprio a costoro che il Papa ha permesso di manipolare in tutti i modi l'ultimo "Sinodo fasullo".

Una delle voci dell'Africa alle quali Francesco dovrebbe prestare molta attenzione, infatti, proprio quella che la conferenza episcopale tedesca ha appena ridicolizzato sul suo sito internet. Nel suo intervento al Sinodo 2015, infatti, il Cardinal Sarah aveva giustamente messo in guardia che "se il nazi-fascismo ed il comunismo erano i pericoli del 20° secolo, oggi lo sono l'occidente omosessualizzato, le ideologie pro-abortiste ed il fanatismo islamico."

Purtroppo questa è l'ultima cosa che possiamo aspettarci che venga detta dal Vaticano. I prelati moderni, infatti, considerano tali opinioni come appartenenti a frange estremiste e fanatiche della Chiesa - in altre parole, le periferie della Chiesa di oggi, sia "geografiche che esistenziali", perché è proprio lì che sono stati costretti ed emarginati i cattolici ortodossi. Un altro dei motivi per cui la Chiesa sta vivendo la peggiore crisi della sua lunga storia!