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Una farsa fino alla fine
Lettera # 7: 23 ottobre 2015
Cardinale Gracias: chi pensa di prendere in giro?

di Christopher A. Ferrara
23 ottobre 2015

Nella loro sistematica eliminazione di qualsiasi riferimento alle posizioni conservatrici del "Sinodo fasullo 2015" (posizioni che, da quel che sappiamo, costituiscono invece la maggioranza tra quelle dei padri sinodali), i controllori di questo Sinodo continuano a far intervenire solo la minoranza più sovversiva e radicale alle conferenze stampa tenuta in Vaticano. Tutto questo sta avvenendo in particolar modo con l'incessante campagna della minoranza radicale per ammettere all'Eucaristia coloro che commettono adulterio senza che prima debbano pentirsi e astenersi dalle proprie relazioni adulterine. Questo significa infrangere l'edificio morale della Chiesa, riducendola in pratica all'equivalente di una mera setta protestante a favore del divorzio.

Ieri è stato il turno del Cardinale Oswald Gracias a nascondere le opinioni della maggioranza e promuovere al loro posto il programma sedizioso della minoranza. Fortemente a favore dei Gay, “la Chiesa vi abbraccia, la Chiesa vi vuole, la Chiesa ha bisogno di voi”, Gracias è stato scelto personalmente da Papa Francesco per far parte del famigerato "comitato dei 10", tutte persone non elette e in larga parte progressiste che stanno stilando il fasullo documento finale di questo Sinodo 2015 altrettanto fasullo (ancor più se si considera che questo documento finale è stato probabilmente scritto ancor prima che il Sinodo avesse inizio!).

Durante la conferenza stampa di oggi, un giornalista ha chiesto a Gracias cosa ne pensasse dell'insegnamenti contenuti nel paragrafo 84 della Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II, pubblicata nel 1981 dopo i lavori avvenuti nel Sinodo dell'anno precedente:

… La Chiesa, tuttavia, ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati. Sono essi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell'unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall'Eucaristia. C'è inoltre un altro peculiare motivo pastorale: se si ammettessero queste persone all'Eucaristia, i fedeli rimarrebbero indotti in errore e confusione circa la dottrina della Chiesa sull'indissolubilità del matrimonio.

La riconciliazione nel sacramento della penitenza - che aprirebbe la strada al sacramento eucaristico - può essere accordata solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell'Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l'indissolubilità del matrimonio. Ciò comporta, in concreto, che quando l'uomo e la donna, per seri motivi - quali, ad esempio, l'educazione dei figli - non possono soddisfare l'obbligo della separazione, "assumono l'impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi."

Il giornalista voleva sapere se, secondo Gracias, il Comitato dei dieci sarebbe riuscito a concepire un paragrafo che conciliasse sia i Padri Sinodali che difendono l'insegnamento appena citato di Giovanni Paolo II sia, ad esempio, i vescovi tedeschi che invece lo rifiutano. Gracias ha risposto con un perfetto esercizio di retorica ingannevole. Ignorando il passo appena citato, ha fatto riferimento soltanto ad alcune righe precedenti, sempre nel paragrafo 84, nelle quali Giovanni Paolo II "parlava di circostanze diverse, non voleva fare di ogni erba un fascio", ma al contrario intendeva offrire "una diversa cura pastorale" basata sulle varie situazioni, come quella, ad esempio, di una donna che "è vittima innocente di una separazione" - parole che sembrano intendere che Giovanni Paolo II avesse lasciato la porta aperta alla Comunione eucaristica per alcune categorie di divorziati e risposati.

Ma questo è falso, come Garcias dovrebbe ben sapere se avesse davvero letto il paragrafo 84 della Familiaris Consortio. Le diverse cure pastorali di cui parlava enfaticamente Giovanni Paolo II escludono l'ammissione alla Comunione Sacramentale a meno che il divorziato e risposato non sia "sinceramente disposto ad una forma di vita non più in contraddizione con l'indissolubilità del matrimonio", il che può avvenire solamente in due modi: (1) "soddisfacendo l'obbligo della separazione", oppure (2) quando la separazione non è possibile a causa della presenza di figli o di altre circostanze impellenti, "assumendo l'impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi".

Allo stesso modo si era espressa nel 1994 la Congregazione per la Dottrina della Fede sotto il futuro Benedetto XVI, che aveva già condannato una proposta simile a quella di Kasper (per proporre la quale, diciamocelo con franchezza, è stato concepito l'intero Sinodo 2015). Oltre a citare i contenuti della Familiaris consortio, paragrafo 84, la Congregazione per la Dottrina della Fede aveva dichiarato che:

Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la legge di Dio e perciò non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione.

Questa norma non ha affatto un carattere punitivo o comunque discriminatorio verso i divorziati risposati, ma esprime piuttosto una situazione oggettiva che rende di per sé impossibile l'accesso alla Comunione eucaristica

Infine, a seguito del Sinodo del 2005, Benedetto XVI ha riaffermato nella sua Sacramentum Caritatis del 2007 la costante disciplina della Chiesa in merito a quest'insegnamento, rifacendosi sia all'insegnamento del suo predecessore sia alla conclusione del Sinodo stesso: "Il Sinodo dei Vescovi ha confermato la prassi della Chiesa, fondata sulla Sacra Scrittura (cfr Mc 10,2-12), di non ammettere ai Sacramenti i divorziati risposati, perché il loro stato e la loro condizione di vita oggettivamente contraddicono quell'unione di amore tra Cristo e la Chiesa che è significata ed attuata nell'Eucaristia.”

In breve, l'insegnamento della Chiesa su quest'argomento, che è "fondato sulla Sacra Scrittura", è già risolto ed è quindi immutabile, perché intrinsecamente collegato alla verità divinamente rivelata in merito all'indissolubilità del matrimonio. Ma Gracias ed i suoi compagni sovversivi continuano a far finta che quest'insegnamento abbia in qualche modo perso forza o efficacia. Lo stesso Gracias ha affermao che "la teologia progredisce, la dottrina rimane la stessa, e la nostra comprensione della disciplina della Chiesa progredisce".

Fandonie! La teologia non può "progredire" nel senso che essa non può abbandonare insegnamenti già accettati e risolti, specialmente uno che era stato ribadito da un Pontefice romano solo pochi anni, nella Sacramentum Caritatis, e cioè la prassi bi millenaria della Chiesa "di non ammettere ai Sacramenti i divorziati risposati, perché il loro stato e la loro condizione di vita oggettivamente contraddicono quell'unione di amore tra Cristo e la Chiesa che è significata ed attuata nell'Eucaristia." Come mai Garcias e i suoi compari ecclesiastici non riescono a comprendere il significato della parola "impossibile"? Inoltre, la teologia "non progredisce" mentre "la dottrina rimane la stessa", perché questo farebbe pensare che la teologia possa "andare oltre" la dottrina. Si tratta del classico linguaggio ambiguo usato dai modernisti per ingannare gli ignoranti.

Seguendo la linea modernista imposta dai controllori del "Sinodo fasullo", Gracias fa finta di riflettere sul problema della Comunione eucaristica agli adulteri: "non credo che sia stata trovata una soluzione", ha detto, "è un problema da affrontare, da studiare, dobbiamo comprendere meglio, ma sono sicuro che troveremo un modo per risolverlo".

Ma chi pensa di prendere in giro Gracias? Non serve alcuna "soluzione" perché la Chiesa ha già dato l'unica soluzione possibile, e questo da secoli e secoli: coloro che scelgono di unirsi in seconde nozze devono pentirsi del proprio adulterio e separarsi, oppure astenersi da ulteriori relazioni sessuali adulterine. Abbandonare questo insegnamento significa abbandonare non solo il principio dell'indissolubilità del matrimonio ma il concetto stesso di peccato mortale in quanto impedimento per la ricezione del Santissimo Sacramento. E se divorziare e risposarsi non è più un peccato mortale, allora la chiesa avrebbe mentito per secoli e tutta la nostra religione sarebbe stata in vano…

Ma noi sappiamo bene chi sta mentendo: sono gli ideatori e i controllori di questo Sinodo farsa, dalle cui grinfie - sperando Iddio - la Chiesa un giorno si libererà!