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Lettere dal precipizio del Sinodo

Lettera #5:

L'arcivescovo Coleridge rivela le sue carte

di Christopher A. Ferrara
21 ottobre 2015

Irrita un modernista e ciò che otterrai è un modernista indignato. Come scriveva San Pio X nella sua monumentale enciclica sull'argomento, Pascendi Dominici Gregis: "Ben si comprendono le meraviglie che fanno i modernisti, se avvenga che siano biasimati o puniti."

Lo stesso è accaduto con l'Arcivescovo di Brisbane, Mark Coleridge, uno dei fari tra i progressisti di questo "Sinodo fasullo 2015". Coleridge ha detto d'essere rimasto scioccato - scioccato! - per le reazioni della blogosfera cattolica a causa delle sue dichiarazioni rilasciate alla conferenza stampa del 19 ottobre e di cui ho parlato nella mia Lettera #4: "Dopo la conferenza stampa, la mia sorpresa più grande è stata la feroce reazione che hanno causato in certi ambienti le mie dichiarazioni, che erano semmai piuttosto moderate". Così ha scritto Coleridge sul suo blog dell'Arcidiocesi.

Moderate?! Il Cardinale sta scherzando, vero? A quest'assurda manifestazione d'incredulità, da buon ideologo scaltro ed esperto, il cardinale ha aggiunto la classica e demagogica teoria del complotto - 'i miei detrattori sono tutti dei pazzi fanatici': "Twitter è stato inondato da invettive che dimostrano con chi e che cosa abbiamo a che fare - e cioè la paura, addirittura il panico che questo Sinodo sembra aver scatenato in certa gente. Questo tipo di cose non hanno nulla a che vedere con lo Spirito Santo, secondo me - quest'irosa mestizia non può essere di Dio."

Poche righe dopo, tuttavia, Coleridge ha abbondantemente confermato i peggiori sospetti dei suoi detrattori, tra i quali figura il sottoscritto: "vi è l'impressione che se si tocca anche l'elemento più piccolo - non tanto di ciò che insegna la Chiesa ma di quella che è stata la sua pratica pastorale o una delle espressioni della sua verità, tutto l'edificio sul quale è stata costruita la Chiesa negli ultimi 2000 anni debba venir giù da un momento all'altro". Il problema è che quando un modernista cerca di sovvertire la dottrina, in genere lo fa suggerendo semplicemente di "cambiare la pratica pastorale", grazie al quale, tuttavia, la dottrina finisce per essere ignorata.

Un altro abile stratagemma dei modernisti è quello di aggiornare il modo in cui "viene espressa una sua [della Chiesa] verità". Evidentemente per Coleridge, quando Dio imponeva all'uomo il Comandamento "non commetterai adulterio" non aveva pensato ad un linguaggio più consono per "l'uomo moderno". Tuttavia, anche durante la conferenza stampa Coleridge non fornisce nessun esempio di questo "nuovo linguaggio" che la Chiesa dovrebbe usare per esprimere il suo insegnamento sull'adulterio. Queste nuove espressioni tanto decantate da gente come Coleridge e altri modernisti del par suo rimangono sempre inespresse - ma c'è un motivo ben preciso per tutto questo. Lo scopo dei modernisti, infatti, è quello di sbarazzarsi delle espressioni tradizionali per poter efficacemente rimuovere le dottrine che esse esprimono.

Prendiamo quel che ha detto ad un certo punto Coleridge: "Voci di paura, persino di panico, sono state udite nell'Aula del Sinodo e anche nei Circoli minori, ma ciò che mi è più chiaro, adesso, è che quelle voci interne sono fortemente legate a quelle esterne. È anche chiaro che tali voci, che cercano di aggrapparsi disperatamente ad un qualche passato immaginario od ideologizzato, non possono essere quelle che indicano la via verso il futuro".

Insomma, per sua stessa ammissione, Coleridge e i suoi compagni stanno ricevendo una dura opposizione all'interno del Sinodo, proteste che Coleridge però sminuisce con rabbia, definendole farneticazioni di persone che si aggrappano "ad un passato ideologizzato". Ma è Coleridge ad essere ideologizzato, non i Padri Sinodali che giustamente gli si oppongono! Il Modernismo non è altro, infatti, se non un'ideologia che propugna la rivoluzione all'interno della Chiesa Cattolica e che ritiene che la dottrina ed i dogmi debbano cambiare col mutare dei tempi. Sono le parole stesse di Coleridge ad inchiodarlo irrimediabilmente: "La storia l'avrà vinta comunque, a prescindere da quanto si provi ad aggrapparsi a illusioni di immutabilità".

Quindi, per un modernista come Coleridge, l'insegnamento del Magistero non è immutabile ma soggetto ai cambiamenti della storia, come se quest'ultima fosse una forza evoluzionistica contro la quale non ci so può opporre. Se i Cattolici sanno bene che Cristo è il Signore della storia, per i modernisti è la storia a regnare su Cristo, il Suo Vangelo e la sua Chiesa. Questa è l'essenza del modernismo: l'evoluzione del dogma in quanto "'progresso storico", un progresso che prevede necessariamente un aggiornamento delle formule dogmatiche, e quindi dei dogmi stessi. Ecco come San Pio X spiega magistralmente il problema:

"Ne segue che le formule altresì che noi chiamiamo dogmi devono [secondo i Modernisti] sottostare ad uguali vicende ed essere perciò variabili. Così si ha aperto il varco alla intima evoluzione dei dogmi. Infinito cumulo di sofismi che abbatte e distrugge ogni religione. E questa, non pur possibile, ma necessaria evoluzione e mutazione dei dogmi non solo i modernisti l'affermano arditamente ma è conseguenza legittima delle loro sentenze. Infatti fra i capisaldi della loro dottrina vi è ancor questo, tratto dal principio dell'immanenza vitale: che le formule religiose, perché tali siano in verità e non mere speculazioni dell'intelletto, devono essere vitali e vivere della stessa vita del sentimento religioso.

Ecco cosa intendono le persone come Coleridge quando affermano che la Chiesa deve trovare "nuovi modi per esprimere i suoi insegnamenti: questi devono essere cambiati a seconda del sentimento religioso dell'epoca". Come afferma Coleridge nella conferenza stampa "Le parole creano mondi. Un nuovo linguaggio può quindi aprire nuove porte che al momento non riusciamo nemmeno ad intravedere, e possono creare nuove opportunità". Nuove porte e nuove opportunità = nuovi dogmi! In questo caso, come ho già detto nella mia lettera precedente, il nuovo dogma sarebbe quello per cui chiunque può abbandonare il proprio coniuge e risposarsi con chi vuole senza commettere adulterio, a prescindere da ciò che può aver detto in merito Nostro Signore Gesù Cristo. Stiamo parlando anche di un nuovo dogma sul Sacramento del Matrimonio, il cui contratto non è più indissolubile ipso facto ma nel quale, piuttosto, l'indissolubilità dipende dalle circostanze di una situazione particolare, caso per caso. In breve, l'etica della situazione, ovvero la morte dell'insegnamento morale Cattolico.

Coleridge si indigna davanti alle tante critiche ricevute per le sue dichiarazioni apertamente moderniste, perché - proprio come fatto notare da San Pio X nella sua acuta analisi della mente modernista - "Ciò che a loro si ascrive a colpa, essi l'hanno per sacrosanto dovere". Ma il vero, sacro dovere che appartiene a tutti i cattolici è quello di resistere e opporsi a prelati sovversivi come Coleridge, così come a qualsiasi risultato pernicioso possa uscire da un Sinodo che, come avevamo abbondantemente previsto, è diventato uno strumento per ottenere tale sovversione.