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Lettere dal precipizio del Sinodo

Lettera #3: Il Cardinale Pell fa marcia indietro

di Christopher A. Ferrara
20 ottobre 2015

Come per ogni altro evento legato a questa prevedibile 'farsa' che sta avvenendo a Roma e conosciuta col nome di "Sinodo sulla famiglia", anche l'ultimo episodio non desta sorprese: dopo aver intrapreso l'iniziativa di inviare al Papa una lettera assieme ad altri 12 Cardinali, nella quale protestavano con pacatezza contro la manipolazione di un Sinodo dal risultato già scritto, adesso il Cardinale Pell fa marcia indietro e afferma che le cose non vanno così male, dopo tutto...

Come riportato da John Allen, il Cardinale Pell avrebbe preso le distanze da una  petizione online di alcuni fedeli, che chiedevano una specie di "Aventino" da parte dei Padri del Sinodo. A John Allen, Pell ha affermato che "la paura di un'eventuale manipolazione del Sinodo, circolata in alcuni ambienti, 'è stata sostanzialmente risolta.'"

Alcuni ambienti? Ma se era stata proprio la lettera del Cardinale Pell a sollevare queste paure! Sostanzialmente risolta? Come può essere, dal momento che non è stata cambiata nessuna delle assurde e pretestuose regole di questo spettacolo farsesco? Tanto per ricapitolare:

1) La base per la Relatio finale del Sinodo è ancora un documento apertamente eterodosso come l'Instrumentum Laboris, che in teoria doveva essere il rapporto finale del Sinodo fasullo del 2014, ma che in realtà contiene ben 84 paragrafi aggiuntivi inseriti in seguito in modo del tutto surrettizio da anonimi funzionari;

2) il documento finale verrà ancora stilato da un comitato di dieci persone non elette, gran parte delle quali d'orientamento progressista. Nessuna di queste persone, tra l'altro, partecipa ai lavori del Sinodo;

3) i Padri del Sinodo non potranno leggere il documento finale se non due giorni prima della fine del Sinodo stesso, quando riceveranno addirittura 2 ore e mezzo (!) per dibatterlo tra loro, e solo mezza giornata per proporre degli emendamenti, dopo di che,

4) il documento finale gli verrà riconsegnato all'ultimo giorno del Sinodo, quando dovranno esprimere un voto finale sull'intero testo (Sì o No!), con nessuna possibilità di ulteriori modifiche.

Questo non è un "Sinodo sulla Famiglia", ma un elaborato quanto inutile timbro formale per un documento già stilato dal 'comitato ombra' dei 10. I prelati che partecipano al Sinodo sono solo una facciata per ciò che sta realmente avvenendo alle loro spalle, e il Cardinale Pell lo sa bene, così come lo sanno anche gli altri 12 cardinali. Diamine, lo sa tutto il Sinodo! I Padri sinodali stanno venendo usati, alcuni volontariamente e in accordo con i controllori del Sinodo, altri involontariamente - ma comunque e in ogni caso senza alcuna opposizione degna di questo nome.

In quello che sembra un tentativo per salvarsi la faccia, il Cardinale Pell ha detto ad Allen di essersi ormai ricreduto sulla bontà delle procedure del Sinodo, solo perché il Cardinale Baldisseri, segretario del Sinodo, avrebbe affermato che "il voto sul documento finale sarà fatto paragrafo per paragrafo, fornendo un senso chiaro di quali siano le posizioni dei vescovi sui singoli punti." Sì, e allora? Il documento sarà comunque il risultato del lavoro di 10 persone non elette e molti paragrafi conterranno certamente delle vere e proprie bombe ad orologeria pronte ad essere detonate dopo la votazione (se quei paragrafi verranno adottati).

Inoltre non v'è alcuna assicurazione, da parte di Baldisseri, che il giusto requisito della maggioranza qualificata dei due terzi dei Padri Sinodali venga mantenuto, visto che già nel 2014 Francesco aveva deciso autonomamente di ignorare la bocciatura dei tre ignobili paragrafi che erano stati rifiutati dal voto del Sinodo. Quei paragrafi non avevano ricevuto la necessaria maggioranza dei due terzi dell'assemblea, eppure Francesco li fece includere lo stesso nel documento finale, ed essi fanno infatti parte del "testo definitivo" dell'Instrumentum. A dimostrazione delle vette di cinica manipolazione raggiunta in questo Sinodo dei vescovi, Baldisseri ha detto ai Padri Sinodali che, mentre per l'approvazione dei paragrafi serve una maggioranza semplice (anche se la regola prevedrebbe una maggioranza di due terzi), "Se volete rimuoverli, ciò richiederà il voto della maggioranza qualificata di due terzi."

Ecco un altro (l'ennesimo!) cambiamento arbitrario delle regole di questo Sinodo. Secondo le regole sinodali, infatti, la bocciatura di un paragrafo, contrariamente alla sua approvazione, richiede solo la maggioranza semplice. Per questo Sinodo tarocco, invece, nel quale le regole continuano a cambiare, per approvare un provvedimento la regola può essere cambiata da Francesco e diventare quindi a maggioranza semplice. Allo stesso modo, se per la bocciatura di un provvedimento erano richiesti solo il 50 percento più uno dei voti, se Francesco lo desidera dovranno invece servire i due terzi della maggioranza. Insomma, se esce testa vince Francesco, se esce croce perdono i Padri Sinodali, facile no?

In quella che rappresenta un tragico voltafaccia rispetto alle posizioni da lui stesso espresse nella lettera indirizzata al Papa, il Cardinale Pell ha dichiarato a John Allen che "tutto ciò che vogliamo" è "che venga accuratamente presentato tutto ciò che dice il Sinodo, a prescindere dal fatto che sia buono, cattivo o irrilevante.". Davvero? Quindi la preservazione dell'ortodossia cattolica non è più una preoccupazione? Tutto ciò che dice il Sinodo va bene per il Cardinale, fintanto che le opinioni della maggioranza vengano "accuratamente presentate" e possa prevalere la democrazia?

Peggio ancora, quando gli è stato chiesto se secondo lui al Sinodo era stato raggiunto un equilibrio tra le varie posizioni, Pell ha risposto "sì, abbastanza". Eminenza, per favore! E' stato lei stesso, nella sua lettera al Papa, ad essersi giustamente lamentato per il fatto che l'Instrumentum Laboris, imposto sui Padri sinodali come base per la Relatio finale del Sinodo, contenesse "varie sezioni problematiche", che "l'Instrumentum non può adeguatamente servire da testo guida o da fondamento di un documento finale." Lei ha protestato anche perché "Le nuove procedure sinodali saranno viste in alcuni ambienti come mancanti d’apertura e di genuina collegialità”, perché "l'assenza di proposizioni e delle relative discussioni e votazioni sembra scoraggiare un dibattito aperto", che “il voto su un documento finale arriva troppo tardi nel processo di completa revisione e di aggiustamento del testo,” e che “un certo numero di padri il nuovo processo sembra configurato per facilitare dei risultati predeterminati su importanti questioni controverse.”

Adesso, tuttavia, sempre secondo Pell, questo campo di gioco in precedenza così squilibrato sarebbe tornato ad essere "sufficientemente equilibrato". Detto sinceramente, questa retromarcia sa di viltà.

Non c'è più nessuno che osi resistere alla tirannia che ha imposto questo sinodo farsa ai principi della Chiesa e ai discendenti degli Apostoli? Non v'è nemmeno un singolo prelato, tra i 270 Padri del Sinodo, che abbia il coraggio di resistere ad un abuso così evidente del potere pontificio, che minaccia di arrecare danni incalcolabili alla salvezza delle anime? Si sono forse tutti sottomessi al culto del Supremo, che sembra aver rimpiazzato il giusto principio di autorità papale con tutti i suoi sacrosanti limiti?

Quando anche la più severa delle opposizioni sembra essere ridotta alla più abietta sottomissione, diventa sempre più evidente che l'unica giusta risposta al Sinodo fasullo debba essere quella di una resistenza decisa e assoluta da parte dei fedeli Cattolici. Come durante l'epoca della crisi Ariana, così deve accadere anche oggi. Ecco cosa scrisse il Cardinale Newman in merito al ruolo del laicato al culmine dell'eresia Ariana:

[I]n quell'epoca d'immensa confusione, il dogma della divinità di Nostro Signore venne proclamato, difeso, mantenuto e (umanamente parlando) preservato, molto più dalla "Ecclesia docta" che non dalla "Ecclesia docens;"… il corpo episcopale venne meno al proprio compito, mentre i laici rimasero fedeli al loro battesimo;…

[A]d un certo punto il Papa, e in altre occasioni i patriarchi, i metropoliti e le altre grandi Sedi, così come alcuni concili generali, dissero cose che non avrebbero dovuto dire, o fecero qualcosa che oscurò e compromise la verità rivelata; tuttavia, nel frattempo fu il popolo Cristiano, per mezzo della Provvidenza, a rappresentare la forza ecclesiastica dei vari Atanasio, Ilario, Eusebio di Vercelli e di altri, solitari confessori, i quali senza l'aiuto dei fedeli non avrebbero mai potuto avere successo.

Un simile momento è giunto ancora una volta: dobbiamo affrontare la realtà - senza disperazione, ma con incrollabile fede nella promessa di Nostro Signore, il quale ci ha detto che i cancelli degli inferi non preverranno mai contro la Sua chiesa. La Chiesa sopravvivrà anche a questo pontificato.