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Belle parole, però poi…

di Christopher A. Ferrara
5 ottobre 2015

Durante la Messa d'inaugurazione della seconda sessione di quello che io ho definito "Sinodo del destino", Papa Francesco ha pronunciato un'omelia piena di belle parole in merito all'indissolubilità del matrimonio. In quella che potremmo definire ironia divina, se mai ne esistesse qualcuna, Papa Francesco ha citato la lettura del Vangelo del primo giorno del Sinodo: "Dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne" (Mc 10,6-8; cfr Gen 1,27; 2,24).

Papa Francesco è arrivato addirittura a recitare l'avvertimento che Nostro Signore rivolse ai Farisei: "Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto" (Mc 10,9), descrivendo quelle parole come "una esortazione ai credenti a superare ogni forma di individualismo e di legalismo, che nascondono un gretto egoismo e una paura di aderire all’autentico significato della coppia e della sessualità umana nel progetto di Dio. nfatti, solo alla luce della follia della gratuità dell’amore pasquale di Gesù apparirà comprensibile la follia della gratuità di un amore coniugale unico e usque ad mortem."

Meglio ancora, Francesco ha affermato che: "La Chiesa è chiamata a vivere la sua missione nella verità che non si muta secondo le mode passeggere o le opinioni dominanti. La verità che protegge l’uomo e l’umanità dalle tentazioni dell’autoreferenzialità e dal trasformare l’amore fecondo in egoismo sterile, l’unione fedele in legami temporanei".

Che parole meravigliose, davvero! Eppure, triste a dirsi, dopo due anni e mezzo di questo strano pontificato, gli esperti del settore sanno bene che con Papa Francesco è sempre meglio aspettare fino alla fine di un suo documento, per evitare di cadere in facili ottimismi. E infatti, puntualmente, alla fine della sua omelia possiamo trovare una serie di dichiarazioni una più dirompente dell'altra, cautamente avvolte da un manto di pie, ma vuote parole:

"La Chiesa è chiamata a vivere la sua missione nella carità che non punta il dito per giudicare gli altri, ma – fedele alla sua natura di madre – si sente in dovere di cercare e curare le coppie ferite con l’olio dell’accoglienza e della misericordia… una Chiesa che insegna e difende i valori fondamentali, senza dimenticare che «il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato» (Mc 2,27)…
"Una Chiesa che educa all’amore autentico, capace di togliere dalla solitudine, senza dimenticare la sua missione di buon samaritano dell’umanità ferita.
"Ricordo san Giovanni Paolo II quando diceva: «L’errore e il male devono essere sempre condannati e combattuti; ma l’uomo che cade o che sbaglia deve essere compreso e amato […] Noi dobbiamo amare il nostro tempo e aiutare l’uomo del nostro tempo» … la Chiesa deve cercarlo, accoglierlo e accompagnarlo, perché una Chiesa con le porte chiuse tradisce sé stessa e la sua missione, e invece di essere un ponte diventa una barriera…"

Ecco, esaminiamo le frasi principali e ciò che significano per il "Sinodo del destino":

  • la Chiesa è chiamata a vivere la sua missione nella carità che non punta il dito per giudicare gli altri…”

La chiesa 'non punta il dito per giudicare gli altri'. Davvero? Seguendo l'insegnamento di Gesù Cristo e dei Suoi Apostoli, la Chiesa ha SEMPRE condannato il peccato e messo in guardia l'umanità delle conseguenze eterne dei peccati e di chi non si pente di essi. Si tratta quindi di pura demagogia, e già sappiamo a cosa condurrà:

  • si sente in dovere di cercare e curare le coppie ferite con l’olio dell’accoglienza e della misericordia …”

Quali sarebbero queste presunte "coppie ferite" che la chiesa non avrebbe saputo "cercare" per poter loro amministrare "l'olio dell'accoglienza e della misericordia"? La Chiesa non rifiuta affatto le "coppie ferite", né ha mai smesso di mostrare misericordia verso coloro che cercano la fede con pentimento e sincera contrizione. Quindi i divorziati e risposati sono sempre stati in grado di ricevere "l'accoglienza e la misericordia" della Chiesa, a patto che essi abbandonino le proprie relazioni adulterine. Ma non è questo ciò che ha in mente Francesco, è evidente. Egli desidera che queste "coppie ferite" ricevano "accoglienza e misericordia" così come sono, senza alcun bisogno di pentimento, il che in pratica significherebbe la fine del dogma dell'indissolubilità del matrimonio così tanto difeso all'inizio della sua stessa omelia.

  • “‘il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato (Mc 2:27)…”

Onorare il Sabato, proprio come il principio dell'indissolubilità del matrimonio, è un precetto divino e non una questione di legge naturale insita divinamente nella natura umana. Lo scopo di queste parole è evidente: paragonare l'iper legalismo dei Farisei in merito all'osservanza del precetto sul Sabato con l'insegnamento e la disciplina bi-millenaria della Chiesa, la quale si fonda sulle parole di Nostro Signore Gesù Cristo e che preclude l'ammissione degli adulteri pubblici alla Comunione sacramentale e alla Confessione, fintanto che essi continuano ad avere relazioni sessuali adulterino. Paragonare l'insegnamento e la disciplina della chiesa a salvaguardia dell'integrità dei sacramenti del matrimonio, dell'Eucaristia e della Confessione con gli assurdi abusi dei Farisei sul precetto del riposo al Sabato è, come dire, alquanto fariseo!

Ed è ancor più deplorevole la citazione tratta dalla Familiaris Consortio, perché Giovanni Paolo II aveva ribadito quegli stessi insegnamenti e quella stessa disciplina che Francesco ha invece minato, nei fatti e nelle parole, durante tutto il suo pontificato. Non scordiamoci, infatti, della sua proposta affinché coloro che vivono nell'adulterio possano comunque agire come padrini, educatori religiosi o lettori delle Sacre Scritture. Anche nel giorno d'apertura del nuovo sinodo, Francesco ci sta riprovando.

  • La Chiesa deve accoglierlo e accompagnarlo

Accogliere e accompagnare chi? A chi dovrebbe manifestare "accoglienza e accompagnamento" la Chiesa Cattolica? Forse ai divorziati e "risposati"? Persone che vorrebbero ricevere la Comunione, confessarsi, essere padrini, insegnare religione e leggere le Sacre Scritture alla Messa, continuando però a condurre peccaminose relazioni extra coniugali con un secondo - o addirittura un terzo- coniuge? E se non sono loro, allora chi? Chi? È ovvio che la domanda è retorica perché già ne conosciamo la risposta.

  • “Una Chiesa che educa all’amore autentico, capace di togliere dalla solitudine…”

Quindi la chiesa non ama realmente a meno che non tolga dalla solitudine. E chi sarebbero tutte queste persone "sole"? Non c'è dubbio, quelle "coppie ferite" che vivono nell'adulterio e che non si capacitano del fatto di non essere pienamente "integrate" nella vita parrocchiale, mentre però continuano imperterrite a condurre relazioni con persone con le quali non sono sposate. Non sono forse loro le persone di cui parla Francesco? Se non è così, fatemelo sapere, ma non penso di essere nel torto.

  • “amare il nostro tempo e aiutare l’uomo del nostro tempo …”

Amare il nostro tempo? Che cosa vuol dire? Forse questo: accettare la nostra epoca, fatta di corruzione morale, divorzio, contraccezione, aborto e omosessualità militante, senza "puntare il dito per giudicare gli altri". Ma per quanto riguarda l'"aiutare l'uomo del nostro tempo", la Chiesa ha sempre aiutato ogni uomo e donna di questo mondo, senza alcuna distinzione tra i vari periodi temporali. Per la Chiesa non esiste alcun "uomo particolare del nostro tempo" quando si tratta di questioni come il peccato, il pentimento e la restaurazione nella grazia. Non v'è nulla di nuovo, nella Chiesa, in merito al peccato e al pentimento.

  • “Una chiesa con le porte chiuse … diventa una barriera…”

Ma Quali “porte chiuse? Quale “barriera”? Perché Francesco non spiega mai cosa intende con queste frasi così sibilline? Ovviamente già sappiamo il perché: il Papa non vuole spiegarlo perché con quei termini sta indicando proprio il costante insegnamento della Chiesa, secondo il quale gli adulteri non possono ricevere la comunione sacramentale o essere validamente assolti dei propri peccati se prima non rinunciano alle loro relazioni adulterine. Da questo insegnamento ne consegue che gli adulteri non possono essere padrini, né insegnare la Fede ai bambini o tantomeno leggere i Vangeli durante la messa, perché questo causerebbe uno scandalo tra i fedeli e una rottura, nella pratica, di ciò che la Chiesa sostiene in linea di principio.

Se non è questo ciò che intende Francesco, allora non sappiamo a cos'altro possa riferirsi quando parla di "porte chiuse" e di "barriere" nella chiesa. Sfido i nostri lettori a fornirci una chiave interpretativa diversa (potete comunicare con noi per mezzo della casella info@fatima.it) ma sono convinto che non ne esistano di altre. Non inganniamoci, quindi, perché con tutta probabilità c'è solo un'unica, ragionevole conclusione.

Per questo mi sento di concordare con un altro commento in merito a quest'omelia (tra l'altro da parte di un avvocato come il sottoscritto). Come ogni buon avvocato che si rispetti, anch'egli sa come arrivare al cuore della questione, e infatti afferma - con sintesi perfetta che: "Il veleno è nella coda: solo alla fine riusciamo a leggere ciò che davvero voleva dire Papa Francesco". E, allo stesso modo, solo alla fine del Sinodo saremo in grado di capire ciò che voleva dire davvero Papa Francesco in merito al matrimonio e alla famiglia. Dopo tutto, l'intero Sinodo del Destino ed i suoi documenti finali (che sembrano essere in larga parte già scritti) non sono altro che un apparato ideato al solo fine di riproporre il pensiero del Papa - come se già non lo avessimo capito…