1. Fatima Portogallo

    fatimaTV
  2. Progetti Per Roma

    fatimaTV
  3. fatimaTV

    fatimaTV
  4. Padre Gruner risponde

  5. Social Network

Una lista di cose da fare alquanto curiosa…

di Christopher A. Ferrara
22 settembre 2015

Nel suo discorso ai 130 nuovi vescovi nominati nel 2015, Papa Francesco ha stilato (cosa mai fatta in precedenza) una lista delle "sfide" che secondo lui spettano ai successori degli Apostoli. Peccato che esse costituiscano una cartina tornasole per il discutibile orientamento di tutto il suo pontificato:

Penso alle sfide drammatiche come la globalizzazione, che avvicina ciò che è lontano e d’altra parte separa chi è vicino; penso al fenomeno epocale delle migrazioni che scombussola i nostri giorni; penso all’ambiente naturale, giardino che Dio ha dato come abitazione all’essere umano e alle altre creature e che è minacciato dal miope e spesso predatorio sfruttamento; penso alla dignità e al futuro del lavoro umano, di cui sono prive generazioni intere, ridotte a statistiche; penso alla desertificazioni dei rapporti, alla deresponsabilizzazione diffusa, al disinteresse per il domani, alla crescente e paurosa chiusura; allo smarrimento di tanti giovani e alla solitudine di non pochi anziani. Non vorrei concentrarmi su una tale agenda di compiti perché non vorrei spaventarvi, né spaventarmi. Siete ancora in luna di miele! 

In breve, il Papa desidera che i Vescovi da lui nominati in quanto successori degli Apostoli, si mettano a lavoro su di una "serie di sfide" - dopo che la loro luna di miele sarà terminata, ovviamente:

  • La globalizzazione
  • l’ambiente naturale
  • la dignità e il futuro del lavoro umano
  • la desertificazione dei rapporti
  • la deresponsabilizzazione diffusa
  • il disinteresse per il domani
  • la crescente e paurosa chiusura
  • lo smarrimento di tanti giovani
  • la solitudine di non pochi anziani.

Quel che però manca, in questa lista di Francesco, è proprio ciò che dovrebbe invece essere al centro della missione di ogni vescovo e della chiesa in generale: la salvezza delle anime per mezzo dell'insegnamento, del governo e della santificazione dei fedeli cattolici. In queste parole di Francesco troviamo lo stesso orientamento mondano apparso nel suo cosiddetto “manifesto boliviano,” il discorso tenuto da Francesco in Bolivia durante lo stesso viaggio in cui accettò di riportare a Roma l'infame "Crocifisso comunista” donatogli dal tirannico ed anticattolico presidente Boliviano. Pensate che un confratello gesuita di Francesco, James V. Schall, S.J., non certo un "tradizionalista radicale", ha affermato che in quel discorso di Papa Francesco in Bolivia (al quale ha fatto poi seguito quello, a Roma, davanti ai 130 nuovi vescovi):

Non v'è traccia alcuna delle preoccupazioni tradizionali del cristianesimo, incentrate sulla virtù personale, la salvezza, il peccato, il sacrificio, la sofferenza personale, il pentimento, la vita eterna. I peccati e le malvagità sono state trasformate in questioni sociali o ecologiche che richiedono rimedi politici e strutturali.

A quanto pare Papa Francesco non è affatto preoccupato per l'"apostasia silente" di cui parlò Giovanni Paolo II al termine del suo pontificato, che aveva portato - come lo stesso Giovanni Paolo II denunciò nella sua Ecclesia in Europa - all'emergere di una "cultura della morte". A proposito di quest'ultima, Giovanni Paolo II aveva condannato: "la diffusione dell'aborto, anche utilizzando preparati chimico-farmacologici che lo rendono possibile senza dover ricorrere al medico e sottraendolo a ogni forma di responsabilità sociale." È ironico notare che Papa Giovanni Paolo II si riferiva con queste parole al risultato del Sinodo del 1999:

"Volentieri faccio mie queste parole dei Padri sinodali: « Il Sinodo dei Vescovi europei stimola le comunità cristiane a farsi evangelizzatrici della vita. Incoraggia le coppie e le famiglie cristiane a sostenersi a vicenda nella fedeltà alla loro missione di collaboratrici di Dio nella generazione ed educazione di nuove creature; apprezza ogni generoso tentativo di reagire all'egoismo nell'ambito della trasmissione della vita, alimentato da falsi modelli di sicurezza e di felicità."

Tuttavia, né la salvezza delle anime né l'apostasia silente dell'Occidente un tempo Cristiano, né la piaga del'aborto né, se è per questo, la rapida avanzata dell'omosessualità militante in tutto il mondo, ha fatto breccia nella "lista" di "sfide" che Francesco ha chiesto ai nuovi Vescovi. Né quest'ultimo "Sinodo del destino" sembra poter resistere a queste malvagità… anzi, semmai servirà proprio a sdoganarle nella Chiesa!

Proprio come fatto notare da Padre Schall in merito al "Manifesto boliviano", nel suo discorso ai nuovi vescovi - ma un po' in tutto il suo pontificato - "Non v'è traccia alcuna delle preoccupazioni tradizionali del cristianesimo, incentrate sulla virtù personale, la salvezza, il peccato, il sacrificio, la sofferenza personale, il pentimento, la vita eterna." Al contrario, questi temi non sono affatto importanti, secondo lo stesso Papa Francesco:

Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi. Questo non è possibile. Io non ho parlato molto di queste cose, e questo mi è stato rimproverato…. Gli insegnamenti, tanto dogmatici quanto morali, non sono tutti equivalenti. Una pastorale missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine da imporre con insistenza.

No, Papa Francesco non si preoccupa - anzi, non si "ossessiona" più - di questioni "marginali" come l'aborto, il "matrimonio omosessuale" o l'uso dei metodi contraccettivi - in breve, tutto ciò che ha causato il collasso morale dell'occidente un tempo cristiano. Egli è certamente preoccupato di altre, ben più gravose questioni… peccato che non abbiano nulla a che fare con la missione della Chiesa di condurre nella grazia coloro che sono caduti nel peccato - sempre che "perseverino sino alla fine", come disse lo stesso Gesù - per farli partecipare alla Visione Beatifica. Per questo il Pontificato di Papa Bergoglio rappresenta un nuovo e ancor più pericoloso stadio nella "quarta grande crisi” nella storia della Chiesa.