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Quando riusciremo ad avere chiarezza da Papa Francesco?

di Christopher A. Ferrara
12 agosto, 2015

Mentre cardinalivescovisacerdoti e centinaia di migliaia di fedeli laici  supplicano il Santo Padre di parlare con chiarezza in difesa della perenne disciplina della Chiesa Cattolica riguardo all'impossibilità di ammettere i divorziati risposati alla comunione sacramentale (senza che prima abbiano rinunciato alle loro relazioni adulterine) Francesco continua a tenere tutti con il fiato sospeso.

Nel suo discorso durante l'udienza di mercoledì 5 agosto, Papa Francesco non si è espresso chiaramente in merito alle sue intenzioni per il Sinodo d'ottobre. Prima ha fatto riferimento a: "coloro che, in seguito all’irreversibile fallimento del loro legame matrimoniale, hanno intrapreso una nuova unione". Di quale "fallimento" parla Francesco? Il Matrimonio è un'unione sacramentale indissolubile tra due persone, che diventano una; esso dura fino alla morte di uno dei due coniugi e non può "fallire", anche se uno o tutti e due i coniugi vengono meno al proprio dovere nei confronti di tale vincolo. E poi, di quale "nuova unione" stiamo parlando? Nessuna "nuova unione" è possibile, perché ciò che Dio ha unito nessun uomo può dividere!

Francesco ha poi affermato che: "La Chiesa sa bene che una tale situazione contraddice il Sacramento cristiano". Bene, ottime notizie, è la prima volta che Francesco ribadisce un principio simile in modo chiaro e inequivocabile. Però poi continua: "Tuttavia" - ci risiamo! - "il suo sguardo di maestra attinge sempre da un cuore di madre; un cuore che, animato dallo Spirito Santo, cerca sempre il bene e la salvezza delle persone…" E qui fa un riferimento diretto al paragrafo 84 della Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II nel quale Papa Francesco faceva notare "ad esempio, la differenza tra chi ha subito la separazione rispetto a chi l'ha provocata. Si deve fare questo discernimento."

Ma che cosa vogliono dire queste parole? Come chiarisce egregiamente Giovanni Paolo II in quello stesso paragrafo - che fa parte della sua Esortazione Apostolica promulgata a seguito del Sinodo del 1980 - né il coniuge abbandonato né quello che abbandona sono liberi di risposarsi civilmente, e se lo fanno nessuno dei due può ricevere il Sacramento dell'Eucaristia a meno di non rinunciare alle relazioni sessuali all'interno delle loro "seconde nozze". Ecco la parte della Familiaris Consortio che Papa Francesco non ha citato:

"La Chiesa, tuttavia, ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati. Sono essi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell'unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall'Eucaristia. C'è inoltre un altro peculiare motivo pastorale: se si ammettessero queste persone all'Eucaristia, i fedeli rimarrebbero indotti in errore e confusione circa la dottrina della Chiesa sull'indissolubilità del matrimonio.
La riconciliazione nel sacramento della penitenza - che aprirebbe la strada al sacramento eucaristico - può essere accordata solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell'Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l'indissolubilità del matrimonio. Ciò comporta, in concreto, che quando l'uomo e la donna, per seri motivi - quali, ad esempio, l'educazione dei figli - non possono soddisfare l'obbligo della separazione, «assumono l'impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi".

Quand'è che Papa Francesco si limiterà a ribadire l'insegnamento del suo predecessore - un Papa che egli stesso ha reso santo! - che riflette la costante disciplina di 2000 anni della Chiesa Cattolica? Purtroppo, invece, più parla della questione più crea equivoci sulla questione. Ecco cosa ha affermato Papa Francesco:

"Come potremmo raccomandare a questi genitori [divorziati e risposati] di fare di tutto per educare i figli alla vita cristiana, dando loro l’esempio di una fede convinta e praticata, se li tenessimo a distanza dalla vita della comunità, come se fossero scomunicati?...
"è molto cresciuta la consapevolezza che è necessaria una fraterna e attenta accoglienza, nell'amore e nella verità, verso i battezzati che hanno stabilito una nuova convivenza dopo il fallimento del matrimonio sacramentale… queste persone non sono affatto scomunicate: non sono scomunicate! , e non vanno assolutamente trattate come tali: esse fanno sempre parte della Chiesa."

Ma quando finirà di usare questa demagogia così pacchiana? Nessuno ha mai scomunicato i divorziati "risposati"! Nessuno li "sta tenendo a distanza dalla vita della Chiesa"! Hanno la libertà di partecipare alla Messa, i loro figli possono essere battezzati e nessuno impedisce loro d'impartirgli un'istruzione religiosa!

Riferendosi poi a Papa Benedetto XVI, Francesco afferma che Benedetto: "è intervenuto su tale questione, sollecitando un attento discernimento e un sapiente accompagnamento pastorale, sapendo che non esistono «semplici ricette»." E questo cosa vorrebbe dire? Come il suo predecessore, anche Papa Benedetto ha ribadito la tradizionale disciplina della Chiesa in merito alla Santa Eucarestia. Lo ha fatto con la sua Esortazione Apostolica Sacramentum Caritatis, successiva al Sinodo del 2005:

Il Sinodo dei Vescovi ha confermato la prassi della Chiesa, fondata sulla Sacra Scrittura (cfr Mc10,2-12), di non ammettere ai Sacramenti i divorziati risposati, perché il loro stato e la loro condizione di vita oggettivamente contraddicono quell'unione di amore tra Cristo e la Chiesa che è significata ed attuata nell'Eucaristia.
I divorziati risposati, tuttavia, nonostante la loro situazione, continuano ad appartenere alla Chiesa, che li segue con speciale attenzione, nel desiderio che coltivino, per quanto possibile, uno stile cristiano di vita attraverso la partecipazione alla santa Messa, pur senza ricevere la Comunione, l'ascolto della Parola di Dio, l'Adorazione eucaristica, la preghiera, la partecipazione alla vita comunitaria, il dialogo confidente con un sacerdote o un maestro di vita spirituale, la dedizione alla carità vissuta, le opere di penitenza, l'impegno educativo verso i figli."

Quindi i due predecessori diretti di Papa Francesco, dopo due sinodi, hanno ribadito la disciplina bi-millenaria della Chiesa in merito all'esclusione degli adulteri pubblici dall'Eucaristia. Tuttavia, Francesco - che aveva permesso l'accesso alla Comunione agli adulteri quando era ancora Arcivescovo di Buenos Aires, e che - dopo essere stato eletto Papa - ha dato a due donne che vivevano nell'adulterio il "permesso" di ricevere il Sacramento, sembra continuare la sua segreta campagna finalizzata ad ignorare l'insegnamento dei suoi predecessori e a cambiare la disciplina bi-millenaria della Chiesa.

Ma è proprio così? Quanto tempo ancora dovrà passare prima che Papa Francesco si esprima con chiarezza sull'argomento? È vero o non è vero che Papa Francesco è disposto a difendere la bi millenaria disciplina, già difesa dai suoi due immediati predecessori? La risposta la conosceremo al prossimo sinodo, o comunque subito dopo, quando verrà pubblicata l'esortazione apostolica post-sinodale. Fino ad allora, sarebbe opportuno sperare e pregare per il meglio, ma anche prepararsi psicologicamente al peggio...