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Non è corretto, signor Keating…

di Christopher A. Ferrara
30 dicembre 2017

In un commento sulla sua pagina Facebook, riprodotto qui, Karl Keating elogia il prossimo libro di Philip Lawler’s Lost Shepherd: How Pope Francis is Misleading His Flock (Il pastore perduto: come Papa Francesco sta ingannando il suo gregge), nel quale riporta le ragioni delle conclusioni a cui è arrivato Lawler (meglio tardi che mai!), ovvero che “Non potevo più fingere che Francesco stesse semplicemente offrendo una nuova interpretazione della dottrina cattolica. No, c’è molto di più: si è impegnato in uno sforzo deliberato per cambiare ciò che la Chiesa ha sempre insegnato.”

Detto francamente, e con sarcasmo giustificato se ce lo permettete, quand’è esattamente che Lawler è arrivato a questa nuova “consapevolezza”? Tanti esperti fatimiti, teologi tradizionalisti e non (come Socci o Magister) c’erano arrivati già alla fine del primo anno di pontificato di Francesco…

Purtroppo, però, Keating - per il cui talento e intelletto nutro un grande rispetto, nonostante le differenze che abbiamo avuto nel corso degli anni - si rifiuta di dare il giusto credito a coloro che avevano percepito con precisione questa catastrofe senza precedenti sin dall'inizio. Così, pur lodando il giurista per il suo tardivo riconoscimento dell'ovvio (per il quale merita comunque un plauso), Keating non riesce a fare a meno di attaccare ancora una volta quei cattolici tradizionalisti che, secondo lui, sono ancora figure marginali non degne di considerazione. Ecco cosa scrive:

“A differenza di alcuni che hanno criticato apertamente questo Papa, Lawler si è preso tutto il tempo necessario e gli ha dato il beneficio del dubbio. Il risultato sono 256 pagine che descrivono accuratamente la storia recente, senza esagerazioni o istrionismi e con prove sufficienti a corroborare le conclusioni riluttanti di Lawler…

“…Lawler mette in guardia dal seguire la logica di certi Tradizionalisti che si scagliarono contro Francesco ancor prima che il nuovo pontefice uscisse dal balcone per dare il suo saluto ai fedeli. Francesco non è un antipapa, tanto meno l'Anticristo. La sede di Pietro non è vacante e Benedetto non è il "vero" pontefice". Tutte queste affermazioni sono sciocchezze, dice Lawler, e non una di esse aiuta a comprendere la realtà della situazione. Anzi, semmai non fanno altro che oscurarla.”

Per prima cosa, è lo stesso Lawler ad essere ormai diventato uno di coloro che “criticano apertamente” Papa Francesco, e nel suo libro infatti lo afferma chiaramente: “Avevo fatto del mio meglio per assicurare i miei lettori, e talvolta anche i miei detrattori, che nonostante le sue osservazioni fossero spesso allarmanti, Francesco in realtà non era un radicale, né stava allontanando la Chiesa dalle antiche fonti della Fede. Tuttavia, a malincuore, sono arrivato gradualmente alla conclusione opposta: Francesco è un radicale!”

Quindi, l’unica differenza tra Lawler e la "maggior parte dei detrattori di questo papa" è meramente temporale, e non sostanziale. Anche adesso Lawler non sta facendo altro che riprendere quel che tanti tradizionalisti e "Fatimiti" avevano già da tempo pubblicato.

In secondo luogo, Lawler non si "è preso tutto il tempo necessario", nel senso di attendere fino a quando le prove non fossero stati sufficienti, contrariamente ad altri “più affrettati” nel loro giudizio. Molte voci responsabili, infatti, si erano già pronunciate molto tempo fa contro le parole e le azioni di Papa Francesco, che adesso Lawler ammette essere "radicali". Lawler non ha fatto alcuna nuova scoperta, ma si è semplicemente trovato d'accordo con ciò che altri avevano già affermato, sulla base di prove che da tempo sono incontrovertibili.

Inoltre, Keating parla vagamente di “certi Tradizionalisti che si scagliarono contro Francesco ancor prima che il nuovo pontefice uscisse dal balcone per dare il suo saluto ai fedeli.” Francamente non so di chi stia parlando, ma so che Padre Gruner ed il sottoscritto avevamo accolto caldamente l’elezione di Papa Francesco, e vi sono video e articoli a riprova delle mie parole. In quest’ultimo articolo avevo infatti scritto:

“Il pontificato di papa Francesco ha solo sei giorni, eppure alcuni giornalisti e commentatori già oggi si stanno stracciando pubblicamente le proprie vesti cibernetiche, scagliando anatemi contro questo Papa: la sua umiltà in realtà è orgoglio, odia la messa latina tradizionale, la sua ex arcidiocesi è in uno stato disastroso, ecc.

“Padre Gruner è un uomo prudente, come può attestare chiunque lo conosca bene (al posto della caricatura spacciata dai suoi critici). Alla domanda su cosa pensasse del nuovo Papa, la sua risposta è stata in linea con la sua tipica prudenza:"Si può criticare chiunque, per qualsiasi cosa. Ad esempio, se qualcuno lavora troppo, allora è troppo ambizioso. O se si veste umilmente sta solo cercando di impressionare gli altri con la sua frugalità. Oppure ancora se mostra fedeltà ad un superoire, sta solo cercando di accattivarselo, e così via… Questo giochetto di cercare d’indovinare le motivazioni di una persona può non finire mai, ma a cosa ci porta se non ad un’accusa di aver dato un giudizio affrettato?”.

Contrariamente a Keating, tuttavia, padre Gruner ed il sottoscritto, così come tanti altri commentatori cattolici (molti dei quali non sono né tradizionalisti né "fatimiti"), abbiamo avuto l’onestà intellettuale di ammettere pubblicamente che l’ottimismo iniziale legato all’elezione di un qualsiasi Papa era stato spazzato via dalla dura realtà dei fatti (fatti che lo stesso Lawler ha dovuto riconoscere, anche se tardivamente). Per questo motivo, abbiamo il dovere di dire tutta la verità sull’“ordine del giorno” di questo pontefice.

Infine, nessun tradizionalista che considero degno di essere chiamato collega ha mai dichiarato che Francesco è un antipapa (nel senso che non è stato validamente eletto anche se agisce come tale) né che la Sede di Pietro sia vacante o che Benedetto sia ancora “il” Papa. È solo fumo negli occhi.

Per farla breve: non è giusto, signor Keating. L'onestà intellettuale dovrebbe obbligarla ad ammettere la verità delle critiche tradizionaliste al pontificato di Francesco (alle quali adesso Lawler si limita a dire: "Anch'io!”) - critiche che sono in linea con una diagnosi tradizionalista della crisi ecclesiale degli ultimi cinquant’anni, e che purtroppo sono accurate e precise, sotto ogni punto di vista. Questo pontificato è solo l'ultimo punto in una traiettoria discendente che i “rispettabili” giornalisti e commentatori cattolici mainstream si sono fino ad oggi rifiutati di riconoscere (o che hanno cercato di giustificare), mentre la Chiesa continua a subire danni incalcolabili.

Nemmeno adesso persone come Keating riescono ad ammettere che i tradizionalisti e “fatimiti” avevano ragione da vendere quando affermavano che la “primavera del Vaticano II” non è altro che un triste e tetro inverno.