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Che cosa succede se il Papa "cambia davvero l'insegnamento della Chiesa" sulla pena capitale?

di Christopher A. Ferrara
16 Ottobre 2017

Nel mio ultimo articolo ho parlato della sorprendente dichiarazione di Papa Francesco, secondo cui la pena capitale è "di per sé contraria al Vangelo". Un’affermazione - essa sì! - contraria all’insegnamento costante della Chiesa, basato sul Vangelo stesso, secondo cui la pena capitale rientra nella legittima autorità dei governanti civili ed è anche obbligatoria nei casi in cui proteggere la società ne richieda l’imposizione.

Desta ulteriore preoccupazione, dallo stesso discorso, il suggerimento secondo cui il Catechismo promulgato da Giovanni Paolo II debba essere "rivisto" per riflettere la visione di Francesco sulla pena di morte. Secondo Francesco, ciò non implicherebbe "una contraddizione con l'insegnamento del passato, perché la difesa della dignità della vita umana dal momento del concepimento fino alla morte naturale ha sempre trovato nell'insegnamento della Chiesa una voce coerente e autorevole". Ma quella stessa voce aveva sempre coerentemente e autorevolmente difeso proprio la moralità della pena capitale! Anzi, il Catechismo di Giovanni Paolo II afferma che "l'insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude il ricorso alla pena di morte..." Quindi, sarebbe del tutto incoerente dichiarare l’opposto rispetto a tale insegnamento.

Ancor più allarmante è l’osservazione di Francesco - che utilizza una caricatura tipica del suo modo di parlare - secondo cui "La tradizione è una realtà viva e non solo una visione parziale che può essere considerata come un "deposito della fede", come un qualcosa di statico. La Parola di Dio non può essere conservata nei muretti come se fosse una vecchia coperta per proteggersi dai parassiti. No, la Parola di Dio è una realtà dinamica, sempre viva, che progredisce e cresce perché attirata verso una realizzazione che gli uomini non possono fermare".

Ridicolizzare il deposito della Fede - termine tradizionale del Magistero - come se fosse una “vecchia” coperta sepolta dalla naftalina non fa ben sperare per l’integrità dottrinale di questo pontificato. E non è certo la crescita o il progresso legittimo della dottrina in merito alla pena capitale a poter dichiarare che d’ora in avanti è immorale ciò che la Chiesa ha sempre affermato in quanto moralmente lecito! È una dichiarazione è assurda.

Ancor peggio è il ricorso di Francesco a quella che lui definisce "la felice formula di San Vincenzo di Lerino annis consolidetur, dilatetur tempore, sublime tur aetate (ovvero che la dottrina "progredisce, consolidandosi con gli anni, sviluppandosi con il tempo, approfondendosi con l’età”). Ma il progresso, il consolidamento e l’approfondimento dottrinale sono l’espressione più evoluta della stessa verità, non il suo totale ripudio da parte del Papa regnante! Lo stesso Francesco ammette che San Vincenzo parlava "della peculiare condizione della verità rivelata nel suo essere trasmessa dalla Chiesa" e che questo "non significa affatto un cambiamento di dottrina"… eppure, un cambiamento dottrinale è proprio quello che Francesco pretende di annunciare, negando la sua esistenza al tempo stesso!

Infine, rivelando senza più ombra di dubbi che cosa vorrebbe fare col Catechismo e l'insegnamento della Chiesa a questo proposito, Francesco dichiara :"Non si può conservare la dottrina senza farla progredire o legarla a una lettura rigida e immutabile, senza umiliare l'azione dello Spirito Santo". Tuttavia, una dottrina la cui lettura è mutevole secondo presunte ispirazioni dello Spirito Santo è essa stessa una dottrina mutevole, cioè l'essenza stessa dell'eresia modernista secondo la quale la dottrina si evolve nel tempo. Il concetto di evoluzione non può arrivare a dare un insegnamento opposto rispetto a quello costante della Chiesa, cosicché ciò che è stato ritenuto morale per 2000 anni possa essere improvvisamente dichiarato immorale!

Che cosa accadrebbe se Francesco riuscisse a imporre la sua opinione, attraverso una revisione del Catechismo, e dichiarasse che la pena di morte è ormai considerata in ogni caso immorale, definendo tale principio uno "sviluppo" dell’insegnamento cattolico tradizionale sulla moralità della pena di morte? Significherebbe un "rovesciamento" del Magistero che andrebbe considerato del tutto nullo e privo di efficacia. I fedeli semplicemente non potrebbero accettarlo!

Se non fosse così, infatti, allora ogni insegnamento morale della Chiesa, compresa la sua costante condanna in merito alla contraccezione, sarebbe sempre soggetto ad una costante inversione di rotta in nome del cosiddetto "sviluppo dottrinale", e ciò significherebbe, come se questo se fosse possibile, la fine dell’assoluta autorevolezza della Chiesa Cattolica in merito alle questioni morali. Come ha acutamente osservato il filosofo Edward Feser, quest’ultimo, esplosivo sviluppo di Papa Francesco: "può minare completamente l’autorità della Chiesa e dello stesso Papa Francesco. Perché se la Chiesa si fosse sbagliata per così tanto tempo su di un argomento così importante, allora perché mai dovremmo fidarci di quel che dice su altri temi o questioni scottanti? E se tutti i papi precedenti hanno sbagliato in modo così grave, perché dovremmo ritenere che lo stesso Papa Francesco abbia ragione?”

Dato il concetto di "sviluppo dottrinale" sposato da Francesco, la Chiesa diventerebbe infatti una confessione protestante come tante altre, i cui insegnamenti mutano a seconda dei sentimenti del giorno. È lo stesso Francesco a suggerirlo quando sostiene che l'insegnamento sulla pena capitale debba riflettere "la mutata consapevolezza del popolo cristiano, che rifiuta un atteggiamento consensuale nei confronti di una punizione che mina gravemente la dignità umana".

Ma quale "popolo cristiano" ha in mente Francesco? La maggioranza dei cattolici (di nome), che mostra una "mutata consapevolezza" riguardo a tanti insegnamenti della Chiesa che ormai non vengono più accettati (come l’insegnamento contro la contraccezione o l’aborto), oppure quell’ormai sparuto gruppo di tradizionalisti che continuano a mantenersi fedeli ad ogni insegnamento morale del Magistero, compreso quello sulla pena capitale? Forse per "popolo cristiano" Francesco intende la maggior parte dei cattolici di nome, quelli cioè che, secondo i sondaggi, sono d'accordo con lui riguardo alla pena di morte  (ovvero, lo ricordiamo, l’esecuzione degli assassini condannati da un tribunale civile) ma anche sull'approvazione dell'aborto ("almeno in alcune circostanze"), l'esecrabile omicidio di bambini innocenti ancora nell’utero delle loro mamme. Per quanto riguarda i cattolici che difendono interamente l'insegnamento tradizionale della Chiesa, compreso quello sulla pena di morte, a quanto pare costoro sarebbero esclusi dal surrogato bergogliano del termine "popolo cristiano", da lui usato solamente ai fini di uno "sviluppo" dottrinale sulla "questione" della pena di morte.

Fare del sofismo sullo "sviluppo dottrinale" (che equivale ad un vero e proprio rovesciamento della dottrina), non può appartenere all’ambito del vero magistero della Chiesa, ma semmai a quel sistema di errori che papa Pio X aveva condannato in quanto "sintesi di tutte le eresie": stiamo parlando del modernismo, i cui fautori nella Chiesa, ci ammoniva San Pio X," non agitano i lor consigli di distruzione … al di fuori della Chiesa, ma dentro di essa; ond'è che il pericolo si appiatta quasi nelle vene stesse e nelle viscere di lei, con rovina tanto più certa, quanto essi la conoscono più addentro".

Quella che stiamo fronteggiando è la fase finale della grande crisi ecclesiale, dalla quale sarà Nostra Signora di Fatima a salvarci - solo allorquando i suoi pastori obbediranno finalmente alle sue richieste!