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Amoris Laetitia:
ecco i clown (sofisti)!

di Christopher A. Ferrara
9 maggio 2017

Vatican Insider ha pubblicato un articolo sulla postfazione di un volume sull'esortazione Amoris Laetitia, intitolato: "Amoris Laetitia: un punto di svolta per la teologia morale?". Il titolo la dice lunga sulla tesi di questo libro, e cioè che la persona che occupa allo stato attuale la Cattedra di Pietro, con la sola pubblicazione di questa esortazione apostolica, ha alterato il costante insegnamento della Chiesa in modo drammatico - come se un papa avesse un'autorità del genere.

La postfazione di cui parla l'articolo dimostra come questo "punto di svolta", del tutto immaginario, debba essere difeso: con sofismo, tale da rasentare il ridicolo e spingere qualunque lettore serio ed informato a chiedersi se sia tutto uno scherzo…

Gli autori della postfazione, due professori italiani, contestano ai quattro cardinali e ai loro famosi dubia ciò che essi avevano scritto in merito all'Amoris Laetitia:

“Nell’esortazione apostolica post-sinodale Amoris laetitia (cfr. 303) è ancora valida la dottrina dell’enciclica Veritatis splendor (cfr. 79) di san Giovanni Paolo II, fondata sulla sacra Scrittura e la tradizione della Chiesa, circa l’esistenza di norme morali assolute, che valgono senza eccezione e che proibiscono atti intrinsecamente cattivi?”

Quel dubium riguarda il paragrafo 303, che contiene l'oltraggiosa proposizione secondo cui anche chi sa che Nostro Signore ha insegnato che risposarsi in seconde nozze costituisca oggettivamente adulterio - che è sempre e comunque sbagliato - "può anche riconoscere con sincerità e onestà ciò che per il momento è la risposta generosa che si può offrire a Dio, e scoprire con una certa sicurezza morale che quella è la donazione che Dio stesso sta richiedendo in mezzo alla complessità concreta dei limiti, benché non sia ancora pienamente l’ideale oggettivo.” 

Questo principio renderebbe legittimo il giudizio privato di peccatori abituali, i quali sarebbero i soli arbitri della moralità del loro comportamento dinanzi a Dio. In altre parole, significa demolire l'intero edificio morale della Chiesa a favore di una sorta di etica situazionale basata "sulle complessità concreta dei limiti".

Gli autori di questa postfazione, tuttavia, affermano che un atto intrinsecamente malvagio come l'adulterio - che Nostro Signore ascrisse in modo assoluto a "chiunque (senza eccezioni) divorzi dalla propria moglie e ne sposi un'altra", non sarebbe in realtà sempre e comunque adulterio. I due autori si chiedono se "una persona, a seguito di un matrimonio catastrofico dal punto di vista umano, privo di amore e il cui carattere di immagine dell’amore di Dio si è frantumato, non possa trovare in un nuovo rapporto quella pienezza umana e spirituale, vissuta anche nelle forme espressive della sua esistenza corporea."

Leggi: non bisognerebbe definire adultero colui che ha avuto una brutta esperienza nel suo matrimonio sacramentale, valido e legittimo, e che decide di sposare un'altra persona, impegnandosi in atti sessuali al di fuori del proprio matrimonio, al fine di "recuperare la propria pienezza umana e spirituale". Questo "argomento" - privato delle pie parole a suo condimento - in pratica si riduce alla tesi secondo cui i rapporti sessuali al di fuori del matrimonio non sono adulterini se le persone che li compiono hanno delle buone ragioni per farlo…

E per cercare di giustificare una simile, ridicola proposizione, gli autori ne forniscono una ancora più risibile, cercando di spiegare che non tutti gli atti di uccisione sono assassini, non ogni atto di alienazione di patrimonio altrui è un furto, o che non tutte le affermazioni false sono anche delle bugie! Tutto al fine di poter dire che non tutto ciò che definiamo adulterio è in realtà tale…

Ovviamente, l'omicidio è l'uccisione deliberata di un innocente, mentre il furto è la deliberata alienazione del patrimonio altrui. Né l'uccisione né l'alienazione sono atti "intrinsecamente malvagi", ma solo l'omicidio e il furto! L'adulterio, d'altro canto, è per sua stessa definizione un atto sessuale compiuto al di fuori del matrimonio e pertanto esso non può mai essere lecito, per nessun motivo e in nessuna circostanza. Gli autori stanno facendo dei sofismi paragonando uccisione e omicidio e alienazione della proprietà altrui con furto. Anche un ragazzino di dieci anni potrebbe vedere la fallacia di un simile "argomento" a difesa delle novità introdotte nella AL. Peccato che questo sia l'unico argomento che possa essere usato!

E che dire dell'insegnamento di Giovanni Paolo II nella Veritatis Splendor e nella Familiaris Consortio sull'assoluto divieto di atti intrinsecamente malvagi, tra i quali l'adulterio? Si tratta di un insegnamento perfettamente in linea con quello tradizionale della Chiesa, eppure secondo gli autori della postfazione, tale insegnamento sarebbe soltanto il risultato "dell'influsso del pensiero neoclassico" che ha portato "a dei blocchi di pensiero e di azione nella Chiesa Cattolica", ma che tuttavia "con Amoris Laetitia, Papa Francesco si propone di offrire uno spunto a continuare nella ricerca, anche in questo campo."

Ricerca? Nessuna "ricerca" troverà mai una giustificazione per ciò che Nostro Signore condannò in modo definitivo e senza eccezioni come adulterio. Per "ricerca", gli autori non intendono altro che ciò che essi stessi hanno prodotto in questa postfazione: puri e semplici sofismi a difesa di un indifendibile documento che rappresenta un chiaro allontanamento dal costante insegnamento della Chiesa in merito all'adulterio, un atto intrinsecamente malvagio. Proprio di questi sviluppi post-conciliari Il Terzo Segreto aveva messo in guardia la Chiesa Cattolica. Sarebbe ora che fosse rivelato integralmente!